“Sulle vacanze ad Amburgo”: Selfie, disordini e la tirannia delle immagini (09/08/2017) [it]

Un mese fa iniziava ad Amburgo, in Germania, il vertice del G-20, e con questo le proteste di massa contro lo stesso, con richieste da una gestione più “umana” del capitalismo fino alla distruzione totale di questo sistema per costruire un altro mondo più etico, dove ci sarebbe un posto e rispetto per tutti, dove non esisterebbe repressione o gerarchia, dove la terra sarebbe protetta e dove la sete insaziabile di benefici vacui sui quali si basa questa società sparirebbe dai nostri valori e obiettivi della vita. Quello che è avvenuto durante i 3 giorni del vertice e delle mobilitazioni potete leggerlo su molti siti, incluso anche questo blog, se cercate tra i post corrispondenti (iniziando dal mese di luglio, per i curiosi), e dato che io, per varie ragioni qui irrilevanti, non potevo andare ad Amburgo (e mi dispiace) non commenterò quello che è successo né entrerò nei dettagli. Di questo hanno parlato e continuano a parlare i compagni che erano là. A me piacerebbe parlare di un aspetto particolare di quelle mobilitazioni, che credo si produce troppo spesso in questo tipo di contesti e che a me, almeno, pare un problema serio, e inoltre anche mi irrita. Si tratta di quello che si conosce come la “tirannia delle immagini”. In una società come questa di oggi, lo spettacolo ...

ITS o la retorica di decomposizione Dichiarazione congiunta di gruppi insurrezionali del territorio messicano [it]

Dal sito web La Rebellion de las Palabras una critica indirizzata al coro merdoso definitosi “Mafia Eco-Estremista” – dell’ambiente di gruppuscoli eco-fascisti e di nichilismo di destra degli Individualisti Tendenti al Selvaggio (ITS), scritta da gruppi anarco-insurrezionalisti, CCF-Messico e altri anonimi del territorio di Stato messicano:

(Dichiarazione congiunta)

“La Tigre, nel suo passo indomito, accumula memorie e tracce di sentieri percorsi, per riaffermarli ostinatamente; libertà illimitata che non assicura cibo, ma che a priori omette ogni possibilità di degenerare in gregge o nell’approvazione di pascolo. Indomabile e irriducibile essa affronta i nemici più tenaci. Per far ciò essa impugna i suoi istinti, sfruttando il vantaggio della sua portentosa vista notturna, il suo olfatto prodigioso e infine il suo udito finemente sintonizzato. Nel suo attacco immediato: essa sfigura, squarcia, uccide e muore, per rinascere indomabile e feroce. Nulla sfugge a questo divenire, esposta ai cacciatori più audaci e ai domatori più tenaci, veterinari e circhi, taverne e altari, costumi e leggi, sistemi di pensieri e istituzioni politiche. Tutto viene scosso, lacerato o eliminato in questo movimento, di cui solo l’immaginazione può discernere un principio, ma nulla e nessuno può decifrare i suoi obiettivi e il suo fine. (...) L’anarchismo, concepito non come una realizzazione inevitabile, ma come una tensione permanente incarnata in una aperta configurazione di pensiero e azione, è anche una tigre, indomabile e feroce, affetto da cima a fondo da questo entrare capriccioso nella libertà.” – Gustavo Rodríguez
“Qualunque cosa che uno possa ritenere elementi negativi nella cosiddetta “area” è anche sua responsabilità contribuire alla loro eliminazione. Burocrazia, egemonia, gerarchie informali, intrighi, false amicizie e “compagni” che pugnalano alla schiena saranno lì finché esisteranno gli anarchici, perché sono elementi umani delle nostre contraddizioni che entrano costantemente in conflitto gli uni con gli altri. Tutte queste patologie sono dovute ad atteggiamenti che non appartengono ad una singola tendenza anarchica ma sono presenti in tutte, e che se non sono affrontate per quello che sono, ce le ritroveremo davanti ancora ed ancora.”Cospirazione delle Cellule di Fuoco / Cellula di Violenza Metropolitana

Ai compagni nella regione messicana e nel mondo, agli incendiari e ai refrattari del pianeta, agli internazionalisti dediti ad una nuova coordinazione di informalità anarchica:
Esattamente cinque e sette mesi addietro firmammo una “dichiarazione congiunta” a richiesta di un compagno verso quale nutriamo grande affetto e rispetto. Questa testo era intitolato Seconda dichiarazione congiunta di anarchici insurrezionali e gruppi eco-anarchici. Si trattava di uno scritto indubbiamente necessario dato il contesto in cui fu scritto, e questo lo abbiamo messo in
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L
“Eco-estremismo e l’attacco indiscriminato – La Chiesa di ITS Messico” [it]

“E l’azione di Di Giovanni non fu mai un’azione genericamente violenta, un’azione indiscriminatamente diretta a colpire qualsiasi cosa per determinare quella tensione che può essere soltanto favorevole al potere e alla sua politica di consolidamento. L’azione di Di Giovanni fu sempre guidata da un ragionamento rivoluzionario preciso, colpire i centri del potere con azioni punitive e d’attacco, con azioni che trovano la loro giustificazione in un atto repressivo del potere e con azioni che prendono l’iniziativa allo scopo di spingere le masse verso l’obiettivo rivoluzionario. E in queste azioni Di Giovanni tenne sempre presente la situazione generale delle masse, anche se spesso lo si accusò di non avere tenuto conto di ciò”A.M. Bonanno, “Severino Di Giovanni. L’idealista della violenza”.

Non rappresento nessuna organizzazione o gruppo, scrivo questo testo da un punto di vista personale, come anarchico nichilista di una tendenza insurrezionale anti-civilizzazione. Ho eseguito azioni dirette in difesa della Terra, quindi lo Stato e la società probabilmente mi considererebbero un “eco-estremista”, però questo termine non mi interessa, dato che è diventato un’ideologia di tipo settario della Chiesa. Non ho scritto prima della Chiesa di ITS Messico o dell’idiota(i) pseudo-nichilista(i) in Italia, perché negli ultimi anni sono diventati visibilmente reazionari e più simili ai “neri” gruppuscoli di estrema destra.
Sono trascorsi alcuni anni da quando la Chiesa di ITS Messico ha detto qualcosa simile a “la FAI non ci rappresenta”, e “le CCF non ci rappresentano”... Bene, non riesco a ricordarmi nulla di simile detto dalle CCF o dalla FAI, o da qualunque altro innanzitutto, quindi perché la Chiesa ITS pubblica sermoni su questo ancora oggi, e perché non hanno ancora preso un biglietto di sola andata lontano dall’anarchia nera, che sostengono essere irrilevante, per andarsene nell’abisso nichilizzatore, come dissero che avrebbero fatto, lasciandoci noi, tutte suore anarchiche, da sole?
Era facile prevedere a cosa andava incontro questo gruppuscolo con il proprio neurotico fan-club – autoritarismo verde cultuale, paganesimo, irrazionalismo e attacchi indiscriminati – ma non abbiamo già visto questo? Tuttavia, alla Chiesa di ITS Messico, con i suoi pochi piccoli auto-proclamati eco-estremisti e pseudo-nichilisti, piace porsi com
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UK: Online version of Return Fire vol.4 [en]

Here’s the PDFs for the most recent version of Return Fire, vol.4, of autumn 2016 – additionally with the supplement that accompanies it. Once again, 100 pages of passion, commentary, proposals and interview material. The supplement, Caught in the Net, is a survey of critical perspectives on what information age technology is doing to our cognitive abilities, our health more generally, and our capacity to rebel. It comes as a separate document, of another 28 pages. Both colour and greyscale cover options are available, for further reproduction and distribution.

Return Fire #4 — cover colour
Return Fire #4 — cover B&W
Return Fire #4 — contents
Caught in the Net — Return Fire #4 supplement

To give you an idea, a few of the featured pieces are the Institute for the Study of Insurgent Warfare’s essay Panopticons Then & Now, arguing for a more sophisticated understanding of the surveillance State; On the Catastrophe of the Salmon Farms and Martime Devastation in the Patagonian Sea as recounted by members of Colectivo Critica y Accion following the events of 2016; words on avoiding needlessly repetitious deeds and indeed aiming to ‘hit where it hurts’ as highlighted in Dissonanz #34 by Taking Apart Authority; and Sold Out to the Industry tells of U.K. unionism cosying up to the fracking prospectors, from The Acorn.
Other articles we have condensed or synthesised are those such as the ‘Antagonistic Margins’ of seduction, contagion and queering the ‘terrortory’, by The Experimentation Committee; the presentation of “Another Figure of the Migrant” as theorised by Thomas Nail in conversation with the Hostis journal; or Ed Lord’s discussion of modernity and questions of psychological ‘disorders’, ‘A Profound Dis-ease’.
Plenty of direct attacks on structures of our enemies found their way into
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Belgio: Anarchici indagati per terrorismo [it]

Alla fine del 2008, nel periodo di ostilità diffuse, scatenate dalle rivolte in Grecia dopo l’assassinio di Alexis da parte della polizia, la Procura Federale di Belgio ha lanciato un’inchiesta contro gli anarchici e gli antiautoritari. Nel 2010, in base ad una lista di azioni attribuite dalla polizia al “movimento anarchico”, e mentre la lotta contro la nuova prigione di tipo chiuso a Steenokkerzel si sviluppava, la magistrata Isabelle Panou fu assegnata al caso, classificato come anti-terrorista. In maggio, e nuovamente in settembre 2013, sono state effettuate una decina di perquisizioni nel contesto di questa indagine, sia di case che della biblioteca anarchica “Acrata” a Bruxelles. E’ solo in questo momento che l’esistenza di un’indagine anti-terrorista diventa visibile per la prima volta. L’indagine era condotta da sezione anti-terrorismo della polizia federale, con il supporto della Sicurezza Nazionale, dei Servizi Segreti Generali e della sicurezza militare, nei periodi differenti, come anche con il sostegno dei servizi anti-terrorismo di altri paesi europei. L’indagine è stata chiusa nel 2014, e oggi vede 12 anarchici e antiautoritari davanti ad un processo.
Dopo un’udienza sulla legalità di specifiche tecniche investigative utilizzate nel corso di quest’indagine (pedinamenti, intercettazioni telefoniche, microspie in casa, perquisizioni segrete, video-sorveglianza installata davanti e dentro le case), nell’ottobre del 2015 il caso fu mandato alla Camera di Consiglio per l’udienza preliminare. La prima udienza di questa
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ITS (Individualità Tendenti al Selvaggio): Rivendicazione e critica a confronto [it]

Non c’è nulla di anarchico nell’eco-fascismo: una condanna delle ITS

Testo tratto dal sito statunitense It’s Going Down:

“Quando l’orrore bussa alla tua porta è difficile nascondersi. Tutto quello che puoi fare è respirare, raccogliere la forza e affrontarlo... Ho sentito la notizia sulla donna trovata nella Città Universitaria. Subito mi è salita la rabbia, protestando la criminalizzazione della vittima. La mattina dopo mi sono svegliato con l’orrore e la sofferenza, perché si trattava di una mia famigliare.” – Dichiarazione della famiglia di Lesvy Rivera alla società messicana

” Per questo motivo rivendichiamo anche l’omicidio di un altro essere umano nella Città Universitaria il giorno 3 maggio... Molto è emerso dopo avere trovato, questo maledetto essere senza vita in un telefono pubblico “che se soffriva di alcolismo, che non era studente, che se questo che se quello”... Che importa? È solo uno della massa in più, è solo un maledetto umano che meritava la morte.” – 29a Dichiarazione delle Individualità Tendenti al Selvaggio (ITS)

Certe cose non dovrebbero neanche aver bisogno di essere dette, ma succede troppo frequentemente in questo disastro del mondo che quello che dovrebbe essere più ovvio spesso viene assimilato alle esigenze politiche, ideologiche, economiche, emotive o di internet. L’intenzione di questo scritto è condannare i recenti atti eco-estremisti in Messico e coloro che gli hanno accolti all’estero.
Questa critica non aspira ad alterare la natura degli Individualisti Tendenti al Selvaggio (ITS), delle Individualità Tendenti al Selvaggio (ITS), di Reazione Selvaggia (RS), del Gruppo Indiscriminato Tendente al Selvaggio (GITS), della Mafia Eco-Estremista o di qualunque nome si daranno domani. Come ogni altro tiranno deluso, sociopatico, questi individui si sono dichiarati al di sopra di ogni disapprovazione, critica, ragione o responsabilità. Si sono nominati giudici, giuria ed esecutori; guardiani e tutori della Verità utilizzando un passato idealizzato per giustificare le proprie azioni. Come autoritari assoluti, hanno costruito una cornice teorica che, nonostante la sua continua mutevolezza e incoerenza, in un modo o nell’altro sempre finisce con giustificare il motivo per cui devono tenere il coltello sulla gola dell’intera umanità. In breve, pensano e agiscono come lo Stato.
C’è stata un discussione sulle ITS su un podcast del sito di It’s Going Down, lo scorso dicembre. Per chi non lo sapesse, le ITS e la loro prole di acronimi affiliati sono apparsi pubblicamente nel 2011 come un raggruppamento anti-civilizzazione che fa esplodere le cose e cerca di uccidere persone che non gli piacciono, innanzitutto gli scienziati ricercatori universitari. Nei primi comunicati parlavano in favore dell’anarchismo e della rivoluzione. Nel corso di un paio di anni e di vari raggruppamenti e scissioni, hanno poi adottato una ferma posizione di rifiuto e di reazione. Hanno ripudiato l’anarchismo, la rivoluzione, la Sinistra o qualunque altra cosa connessa al sociale o all’umano. Hanno fieramente adottato il manto dell’eco-estremismo, proclamando il loro disgusto verso i cari John Zerzan o Ted Kaczynski, in precedenza lodati.
Prevedibilmente, attraverso il loro crescente isolamento e reattività, le ITS si sono trasformate in semplici assassini. (O almeno gli piace pensare di esserlo). “L’essere umano merita l’estinzione” e “Noi stessi ci poniamo contro l’essere umano, senza che i nostri atti abbiano a che fare con l’uso della civilizzazione “ è adesso il loro credo. Come tali, in Messico, le ITS sostengono di essere usciti a caccia di boscaioli, ma non avendone trovati decisero di imboscarsi, sparando e uccidendo una coppia in escursione, il 30 aprile, perché “Vogliamo solo che rimanga chiaro che, nessun essere umano sarà tranquillo nella natura”. Suggeriscono che gli essere umani dovrebbero, invece, rimanere nelle città, ma poi rivendicano il feminicidio di Lesly Rivera del 3 maggio, all’Università Nazionale Autonoma del Messico, dichiarando: “Neanche nelle loro maledette città saranno in salvo”. Il fenomeno delle ITS, iniziato in
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UK: Three new publications on the anarchist armed struggle against power by Untorelli Press (04/2017) [en]

Untorelli Press presents three new publications on the anarchist armed struggle against power.

- A Few Words of “Freedom”: An Interview with Alfredo Cospito by Conspiracy of Cells of Fire – Imprisoned Members Cell

Beyond Right & Wrong by Conspiracy of Cells of Fire

Let’s Become Dangerous: For the Diffusion of the Black International by Conspiracy of Cells of Fire

These publications are a continuation of our Anarchist Guerrilla Series, dedicated to Darko Mathers, nihilist-anarchist of Dark Matter Publications, who passed away in 2014. For more texts against civil anarchism and for combative anarchy, visit darkmatter.noblogs.org

UK: “Tool 4 Crowd-Control – Class War-Horse” – Anarcho-nihilist zine from Dark Matter Publ. (04/2017) [en]

PDF: Tool 4 Crowd-Control – Class War-Horse‘

A short anarcho-nihilist zine from Bristol about personal approaches to class warfare, living on the margins and kicking it till it breaks. You know the score.

This zine asks the question – If you are one of the ‘comrades’ who are always going on about the class-struggle, why don’t you get off your ass and do something instead of standing there criticizing at the squat/gig/bar etc?

Dark Matter Publications

Italy: “For a Dangerous June” (05/05/2017) [en]

A text that sums up the ideas expressed during the meetings ‘With our heads held high’

State repression is the most important part of the system of dominion and one of its most disgraceful expressions; it doesn’t surprise us that those who are struck most are historically those who don’t let themselves be recuperated by the system of power, i.e. anarchist, revolutionary and rebel individualities.
The latter respond to the physical, psychological, moral, social and economic repression unleashed by all the components of democratic power and to the brutal indiscriminate violence of its armed hands and the judiciary. This they do with direct action aimed at those responsible for repression, with the creative and liberating destruction of the places of dominion and the sabotage of its infrastructures, so as to put an end, or at least hamper, the causes of exploitation and oppression by human beings on other human beings, the earth and animals.
In the view of total liberation, to passively watch the reproduction of dominion means to be accomplices, so there are those who continue to hold their heads high and rebel.
As a consequence power puts all its strategies into action, and the trials and proceedings against comrades for actions, episodes of conflictuality and writings still continue. Next month there will be the cassation trial concerning so-called operation Shadow, where a number of comrades are accused, among other things, of instigation to commit a crime following the publication of the paper KNO3.
These judicial proceedings are an expression of the war that the authorities are waging on the bond between thought and action, which is the foundation of anarchism’s dangerousness. Beyond individual and specific struggles, this police operation aims at striking the cardinal concepts of antiauthoritarian ideas and methods such as direct action, refusal of delegating and solidarity.
Starting from these reflexions, during the meetings that developed after the arrests of operation Scripta Manent, rather than dwell on the strategies of repression, we felt it necessary to not reduce solidarity to the technical support of those who are in prison, but to widen the spectrum of our analysis.
In this respect, we discussed how solidarity is
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Italy: The latest paper issue of the a-periodical “Croce Nera Anarchica” no.3 [en]

To anyone who wants copies for themselves, archives or distribution, the latest paper issue of the a-periodical “Croce Nera Anarchica” no.3 is still available.
For info and copies write to: croceneranarchica (at) autistici.org
(You can download the PDF in the download section or directly from this link )
The post address has changed as follows:
OMAR NIOI
C.P. 104
CAP 80133 NAPOLI — ITALIA

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We want to point out that the anarchist prisoners’ fund needs money. The fund is for all anarchist prisoners, so the money raised is used in this way:
- Sent to the comrades in prison every 15 days
- Used for legal expenses and experts’ reports
- If visiting relatives or comrades need it, their journeys are paid for, given that visits are essential.
- The money is also used for info material (news, updates, destructive actions, communiques, etc.), which is sent to the prisoners every 15 days so that they can keep up to date on what is happening outside.
- It is also used also for telegrams in case of urgent communication such as transfers, reports, disciplinary sanctions, etc.
Anyone who wants to know details about the destination of the money sent to the fund can write to us and specify it.
CROCE NERA ANARCHICA SOLIDARITY FUND:
Account name OMAR NIOI
Postepay card number 4023600919342891

Croce Nera Anarchica

(translated by act for freedom now!)

“ Affinità e Solidarietà contro il vittimismo e l’autorità” – Comunicato degli anarchici Mónica Cabellero e Francisco Solar (02/02/2017) [it]

Queste parole arrivano con ritardo a causa di restrizioni sulle comunicazioni nei centri di sterminio spagnoli. 7 marzo 2017 Mónica e Francisco sono stati finalmente rilasciati, in Cile, dove sono stati accolti da un grande spettacolo dei media e da minacce repressive. Oggi, finalmente, sono tornati in strada con la propria dignità intatta.

Nella lotta per rompere con il sistema cerchiamo e creiamo forme di relazioni che sono l’incontrario di imposizione e autorità. Forme che ci fanno sentire confortevoli, per poterle sviluppare autonomamente nelle nostre proposte e nei nostri atti di confronto quotidiano. Con questo sensazione comprendiamo che l’affinità rappresenta la maniera più adatta alle relazioni anarchiche, e che non si tratta di un prodotto di slogan vuoti ripetuti fino a nausea, ma del risultato di pratiche e visioni condivise, che hanno aiutato a generare legami duraturi di fratellanza e di compagni, che oltrepassano i semplici legami di amicizia.
La fiducia e l’interesse che provengono dal sentire e dal sapere che si condividono idee di ribellione permanente rappresentano la sostanza e la forza dell’affinità, che aiuta a costruire e sviluppare le pratiche anti-autoritarie. Queste idee, invece, sono inseparabili dalla nostra scelta di vita, l’opzione che rafforza ciò che pensiamo e riafferma ciò che facciamo. E’ attraverso queste relazioni che cresciamo individualmente e possediamo l’innegabile possibilità di agire senza vincoli, che impediscono lo sviluppo di atteggiamenti burocratici e autoritari, eliminando la concentrazione di potere.
Le critiche indirizzate a queste posizioni hanno rimarcato che con questa forma è impossibile influenzare la “realtà sociale”, e che questo trasforma l’anarchismo in un ghetto. La nostra risposta è che noi non concepiamo l’anarchismo come un partito politico che utilizza tutte le proprie strategie per incrementare i numeri per poter raggiungere l’egemonia. Noi pensiamo che i mezzi devono essere coerenti con i fini, altrimenti sarebbe contraddittorio pretendere la liberazione totale. Per noi, l’anarchismo è soprattutto una tensione dove l’iniziativa individuale gioca un ruolo centrale, e non una realizzazione.
Dato che questa esperienza di detenzione si sta avvicinando alla fine, possiamo dire che abbiamo vissuto la nascita, il consolidamento e il rafforzamento dei rapporti di affinità. I nostri compagni hanno dato un significato alla parola “solidarietà”, riempiendoci di forza e orgoglio. Superando molte difficoltà, siamo stati capaci di
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Cile: Parole del prigioniero anarchico Joaquin Garcia (01/2017) [it]

Sono tascorsi cinque mesi da quando sono tornato ad abitare le celle della Sezione di Massima Sicurezza del C.A.S. e penso sia necessario fare un riferimento sia al personale che allo scenario carcerario. I motivi per cui non ho scrtto prima sono, ovviamente, personali; ma sono soprattutto dovuti alla convinzione – nonostante sia convinto che condividere esperienze crea legami inesauribili – che la piattaforma virtuale e suoi mezzi di comunicazione sono molto distaccati dalla realtà e rendano un’idea astratta del quotidiano carcerario e individuale. Irriducibile? Sì, l’esistenza o meno di un’altalena emotiva, né la convinzione né la mente che vacilla, però questa ripugnante idea del martire d’acciaio dietro le sbarre deve cadere. Con il suicidio dell’immagine e del feticcio, con la reale complicità distruttiva.

“Il pessimismo è l’oppio degli intellettuali, l’ottimismo appartiene agli imbecilli. Un realismo fanatico e sognatore, la consapevolezza che non siamo adatti a questo mondo, i valori che difenderemo in ogni momento, più il calore complice di coloro che amiamo e stimiamo.”

CINQUE MESI FA, UN PO’ SULLA DETENZIONE:
Il 7 settembre, verso le cinque di pomeriggio e dopo poco più di due mesi dalla violazione degli arresti domiciliari totali imposti dall’apparato giudiziario, sono stato arrestato mentre salivo su un autobus rurale in direzione di qualche luogo. Salgo, saluto il conducente, avanzo, un metro, una mano sul mio petto, “scendi”, “mani dietro la testa”, a terra, faccia contro il suolo; guardo a sinistra, il mare, la sua brezza, l’odore della terra e della vegetazione, un momento fugace, ma completamente consapevole di quello che sta succedendo, adesso sarà sostituito dall’odore di candeggina e cloro, dal giubbino giallo e dal sottile ma irritante odore di saliva del carcere. A parte il significato personale, l’arresto non aveva niente di spettacolare e non ne avrei scritto se non avessi voluto chiarire un punto; l’idea propagandista della stampa su un presunto “controllo preventivo”, come se fosse stato casuale! L’ossessione malata per la sorveglianza e il controllo deve riaffermarsi costantemente nel cittadino paranoico, e quale miglior momento della cattura di un “terrorista latitante”.
Ne è valsa la pena? Impossibile rispondere con un semplice “sì”, a volte così secco, vuoto e auto-compiacente, ci sono molte più cose da mettere sulla bilancia. Però, è innegabile che ne vale la pena di ogni esperienza in cerca di libertà; prendersi la responsabilità della vita con tutte le sue vittorie, le sue sconfitte, le sue allegrie e i suoi dolori, sono tutte esperienze che l’assoggettato non potrà mai conoscere. Non si tratta di chiedersi se ne è valsa la pena tentare, pensarlo in questo modo mi condannerebbe ad essere un eterno perdente, si tratta del primo passo verso qualsiasi azione di valore e che – forse più spiritualmente che materialmente – rappresenterà un guadagno.

“La penna e la pistola sono fatte di stesso metallo. La nuova guerriglia urbana dipende molto meno dai mezzi operativi e molto più dalla nostra decisione di attaccare il potere.”

ECO-ESTREMISMO E ANARCHIA
Condivido le parole espresse dei compagni della Cellula Rivoluzionaria Paulino Scarfò/FAI-FRI, l’attacco possiede morale e questo corrisponde, ovviamente, al codice dei valori e agli obiettivi che si pone ogni cellula rivoluzionaria, ai suoi motivi e al contributo nello sviluppo delle teorie e pratiche antagoniste. Da questo punto di vista io penso che la critica di altre correnti
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Italy: Anarchist Black Cross — Document read out during the meeting in Turin (21/01/2017) [en]

As happens any time that power tries to block the path of the revolt that creeps like weeds, opening up cracks and disconnecting the straight secure roads of exploitation and oppression, it is necessary for those who still care about the life pulsating in those weeds to look each other in the eye.
Following the operation denominated ‘Scripta Manent’ we, some anarchists, decided to do a number of meetings. Those held in Pisa and Rome have produced various problematics. But obviously, happening in a context of ‘emergency’, i.e. in response to the arrest of eight anarchist comrades, it was difficult to find the space to go into them. Not for that should we lose the opportunity to find this space and create moments for deeper analysis.
The last phrase of the text calling for this series of meetings that started from Pisa read: ‘We believe that those who see the responsibility to claim the anarchist idea, its tensions and practices as their own need to meet up and discuss.’ Let’s ask ourselves a question: why do we consider this responsibility ours at the present time?
Our answer is clear. These past years in particular have been strongly characterised by a progressive shallowness that in time has led to victimization, dissociation, silence in regard to the latter, specific divisions between good boys and bad anarchists, etc. etc.
So, today more than ever, we think it is fundamental to firmly take our responsibilities as individuals who do not submit to resignation, expressing our will to re-establish what the anarchist struggle is.
Among the many things, remaining shoulder to shoulder with our comrades also means collectively taking on everything that they are charged with as part of our own struggle/life.
That’s why we are convinced that occasions such as this encounter and the previous ones, where, as anarchists, we talk to prepare an event but also look beyond the cycle of repressive operations, should be supported and promoted.
The trajectory that the State wants to put on trial by holding Marco, Danilo, Anna, Valentina, Sandro, Alfredo, Daniele and Nicola hostages is our own. We therefore call for a proud presence at the trial, always knowing that the struggle, the real one, the living one, is carried out at other levels.
We think that solidarity is a word that has been abused and now even causes confusion; what we have at heart is to continue to do what we’ve done in the past and create the occasion to carry on in the future. Free from any sense of devotion, let’s get rid of the logic of having to do solidarity; we don’t think that there is anything particular about staying close to comrades who are temporarily held in a phase that one consciously risks by living anarchy, and we are sure that any well-delivered blow creates a crack in the walls that dominion erects to keep us down inside and outside its cages.

Croce Nera Anarchica

(translated by Act For Freedom Now!

Nuovo archivio delle edizioni in lingua inglese “Elephant Editions” (Lavori in corso) [it]

archive.elephanteditions.net

Quando le parole si mescolano con la passione di approfondire la nostra comprensione della realtà, diventano armi indispensabili per l’auto-organizzazione della lotta contro tutto quello che ci opprime. Non rimangono solo sulla carta – o sullo schermo – ma penetrano nei cuori e spiriti ribelli, donando coraggio e risolutezza – se molti di noi non reagiscono contro ciò che viola la nostra dignità spesso non è per mancanza di coraggio, ma perché semplicemente non sappiamo da dove iniziare.
Dobbiamo liberare la realtà dalla dimensione fittizia creata dai media, per renderla tangibile ed esposta all’attacco. Per poter raggiungere questo abbiamo bisogno di conoscere il nemico in tutte le sue forme, incluse quelle che giacciono nascoste dentro di noi, accovacciate, aspettando di balzare per spingerci indietro nell’ovile del consenso o dissenso governabile. Leggere certi testi diventa un incontro, le tensioni che sentiamo bruciare dentro diventano più chiare, e diviene più facile assimilarle per passare all’attacco.
Abbiamo bisogno anche di analisi – dell’economia, delle “nuove” tecnologie. Senza le nostre, proprie idee, analisi e progettualità non siamo nulla, mere astrazioni che costruiscono castelli in aria.
Attacco e teoria dell’attacco, che è la stessa cosa per gli anarchici, rappresentano gli elementi essenziali di lotta, senza i quali esisterebbe solo di nome. Perciò, abbiamo bisogno anche della critica dei metodi anarchici: delle fisse organizzazioni anarchiche di sintesi, del sindacalismo o delle federazioni che poggiano sui numeri, dato che sono limitative e anacronistiche in termini di attacco. Nello stesso tempo, abbiamo bisogno di una critica delle organizzazioni clandestine fisse e dell’“attacco al cuore dello Stato”, prevalenti negli anni Settanta, e di valorizzare i piccoli gruppi basati sull’affinità, sull’agire diretto, per trasformare la realtà senza nessun senso di sacrificio, ma per la propria gioia e libertà immediata, nel contesto della libertà per tutti.
L’anarchismo non è un concetto storico o una teoria politica, è un modo di concepire la vita, “una scommessa che dobbiamo giocare giorno dopo giorno”, e non consideriamo la storia come fondamento – o “fare la storia” l’obiettivo – della nostra azione. Tuttavia, gli anarchici possiedono un ricco e passionale passato, o meglio lascito, che diventa nostro solo quando lo incontriamo attraverso il proprio confronto con l’autorità e il dominio. Lontano dai tediosi tomi scolastici, le vite dei compagni del passato, le loro idee, i loro metodi e le loro azioni, le loro lotte e le conseguenze (spesso il carcere o addirittura la morte) vivono e possiedono per noi un significato oggi, mentre cerchiamo di lottare contro le condizioni del capitale post-industriale. Per questo motivo abbiamo pubblicato, e continueremo, anche testi dei o sugli anarchici e ribelli del passato, che hanno ancora oggi molto da dire quando si incontrano attraverso una dimensione di scambio di idee ed esperienze tra chi legge e chi scrive.
Quindi, Elephant Editions è semplicemente una collezione di testi, un contributo nel grande calderone di sogni, idee e sperimentazioni per coloro che hanno deciso di trasformare i loro desideri in realtà, adesso, senza rimandare.


Novi arhiv izdanja na engleskom jeziku “Elephant Editions” (Radovi u toku)
Kada se riječi pomiješaju sa strašću za produbljivanjem našeg shvaćanja realnosti, one postaju neophodno oružje za samo-organizaciju borbe protiv svega što nas ugnjetava. Ne ostaju na papiru – ili na ekranu – već prodru u pobunjenička srca i duhove, pružajući hrabrost i odlučnost – jer ako mnogi od nas ne djeluju protiv onoga što vrijeđa naše dostojanstvo često nije zato što im nedostaje hrabrosti, nego jednostavno jer ne znamo odakle početi.
Trebamo osloboditi realnost od fiktivne dimenzije koju su stvorili mediji, kako bi postala opipljiva i izložena napadu. Da bi to postigli trebamo upoznati neprijatelja u svim njegovim oblicima, uključujući i one koji leže sakriveni unutar nas, šćućureni, čekajući da iskoče i povuku nas nazad u tor suglasja ili podatnog otpora. Čitanje određenih tekstova postaje susret, tenzije koje osjećamo da gore u nama postaju jasnije, čime ih lakše asimiliramo kako bi prešli u napad.
Trebamo i analize – ekonomije, “novih” tehnologija. Bez naših vlastitih ideja, analiza i projekata mi smo ništa, puke
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Paroxysm of Chaos
Dissacrazione della universalità e il significato teatrale della rappresentazione di civiltà Prologo [it]

Nell’area geografica dove mi trovo (e non solo) vi è una necessità di sfida verso una totale morte mentale e pratica, che ci circonda sull’isola-carcere, distruggendo l’idolo socialmente costruito e penetrando in una battaglia che dal punto di vista materiale di sicuro non può essere vinta. Scambiando esperienze e strumenti, e sfruttandoli appieno in qualsiasi modo possibile, non fermandosi neanche quando si è in ginocchio dalla disperazione, creando rotture interne ed esterne nella realtà. Una realtà che ha consolidato la fiducia negli sbirri e nella Legge, l’auto-repressione fondata sulla logica sociale dell’“uguaglianza”, i delatori e i cittadini “cani da guardia” chiamati ronda di quartiere, le telecamere anche su luogo più stupido che si possa immaginare, il multiculturalismo con la morale dell’umanità e la “gioia” di essere un cittadino libero, il sacrificio dei desideri dell’individuo sull’altare del consumo (mentale e materiale), l’estremo addomesticamento di animali non-umani che possono essere commercializzati e il genocidio di coloro che rappresentavano una minaccia all’umanità civilizzata, quindi trasformando qualsiasi terreno rimasto in un paesaggio quasi sterile. Creando anche riserve naturali, carceri per l’ambiente terrestre, ma anche per individualità non umane, che funzionano come l’ideologizzazione totale del controllo Umano su tutto. La logica della carcerazione ideologizzata è impiantata ovunque intorno a noi. Ma anche la logica del vittimismo.
Un anarchico flusso della vita, da un punto di vista nichilista egoista, può essere creato anche da una persona sola. Da individualità che si muovono da ombra in ombra, impegnate nella parola e nell’azione, cercando di attuare la propria evoluzione decivilizzata, all’interno di un errare nello sconosciuto senza un’obiettivo finale. Il ruolo primario è solamente la soddisfazione del sé, il tentativo di autentiche relazioni con altri animali, umani e non-umani, ma anche con i magnifici ambienti dei campi terrestri all’infuori dell’interpretazione sociale, la coerenza di non costruire al di là di essere sé stessi e il piacere dell’auto-realizzazione con tutti i mezzi a propria disposizione, portando ogni sensazione e ogni momento agli estremi. Contro ogni civiltà e cultura, riconoscendo naturalmente che i propri elementi sono stati creati da qualche parte, ma cercando comunque la soddisfazione nell’attacco ad ogni costrutto antropocentrico, che in epoca odierna governa ogni essere umano, e perciò emergono anche solo per un attimo dalla palude di ogni civiltà umana.
Io penso ed agisco a mio modo personale, e non secondo i modi dei retorici di propaganda. Il mio nemico non è qualunque cosa rappresenti “l’autorità”, questo spettro della maggior parte di anarchici, in un sterile modo materialista o come un “ripulire” da comportamenti “cattivi”, ma è tutto ciò che rappresenta il carcere e un governo per la mia individualità. Quello che incorona il “dovere” e la Verità. L’autorità è interna, non esterna dagli umani, quando le idee creano le astrazioni che ci richiedono qualcosa, manifestandosi in questo modo nel mondo reale. L’autorità è lo standard interiorizzato. Non è quel mondo “malvagio” che deve essere “esorcizzato” per salvare la “purezza” universale. Il “mondo” non mi interessa, non mi ha mai interessato. La crociata contro “l’autorità” appartiene ai soldati di qualunque ideologia. Non parlo il linguaggio “antiautoritario”! Non parlo di eguaglianza tra ideologie anarchiche, ma della completa distruzione di ideologia fino alle sue radici, che non può essere raggiunta su scala mondiale, ovviamente. Ero caduto in trappola credendo che qualcuno non pensava politicamente, come me, ma mi ero sbagliato. Però, non importa, le conclusioni sbagliate ci rafforzano se non ci abbandoniamo alla mercé della delusione.
La civiltà capitalista è l’evoluzione della vita per coloro che capiscono cos’è la massa e come realizzare l’ascesa del proprio potere. Sono contro di loro non perché un’anarchica morale cristiana mi dice di eliminare “l’autorità” dalla faccia della terra, ma perché dentro questa realtà di controllo e di dominio del sistema, la mia individualità annaspa. Ognuno vuole creare gli zeloti. Addirittura gli anarchici, ma quando vedono il veleno
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Anarhija.info
Rosso e/o Nero – Black and/or Red [it]

Se qualche “compagno” si attende la traduzione in italiano della rivendicazione firmata dalla Colonna Insurrezionale FAI-FRI di Cile, intitolata “Progetto Nemesi”, sarà un’attesa infinita, dato che la redattrice/traduttrice di questo sito disprezza il comunismo (come già spiegato nel testo Aut Aut) quanto il capitalismo e la democrazia, quindi ne ha piene le ovaie di continuare a leggere nei testi anarchici (o “anarhcici”) delle “citazioni rosse”, come ad esempio delle RAF, Gramsci, esercito di Rojava, MIR, FPMR e di tutte le altre organizzazioni e personaggi che si battevano per realizzare quella stessa idea che ha trucidato gli anarchici in varie parti del mondo, essendo un’idea autoritaria.


If some “comrade” is waiting for translation in Italian of the claim signed by Insurrectional Column FAI-FRI from Chile, entitled “Project Nemesis”, it will be an endless wait, since the editor/translator of this site despises communism (as explained in the text Aut Aut) as much as capitalism and democracy, therefore these anarchist (or “anarchist”) texts with “red references” really broke my ovaries, as to RAF, Gramsci, army of Rojava, MIR, FPMR, and to all other organizations and figures, who fought to achieve the same idea that slaughtered the anarchists in different parts on the world, because it is an authoritarian idea.

Paroxysm of Chaos #2 [en]

New issue of anarcho-nihilist magazine “Paroxysm of Chaos” (first issue).
Download: Paroxysm of Chaos #2

Contents:
-Prologue
– Desecration of universality and the theatrical significance of civilisation’s performances (pages 2–5)
-Chaotic iconoclasm and incineration of idols (Anticivilisation paroxysm part 1) (pages 6–9)
-The coronation of moralism upon the throne of the ghost of Nature (Anticivilisation paroxysm part 2) (pages 9–19)
-Breaking the windows that sell the products of civilisation (Anticivilisation paroxysm part 3) (pages 20–21)
-My misanthropism (Anticivilisation paroxysm part 4) (pages 21–23)
-Wildness in the city (pages 24–28)
-A Life (pages 28–31)
-Insurrection or revolution? (pages 32–35)
-The unique one meets the overhuman II (pages 36–37)
-Moments of war (pages 38–45)
-Poetry of the void (pages 46–49)
-Introduction to the project Antisocial Evolution (pages 50–53)
-On being lyrical (pages 54–55)

e-mail: paroxysmofexistence(at)espiv.net

Edinburgh [Škotska]: “Sokol Kaosa” — Sabotaža građevinskih strojeva i palež [hr]

Unutar neprekidno rastuće modernizacije u već neobuzdano razvijenoj urbanizaciji osjećam kako se moja individualnost guši. Gradska sredina je u mojim očima zatvor pod otvorenim nebom. Unutar nje ljudska bića samo postoje, kao kućni ljubimci boga zvanog Zakon, koji odvaja njihove živote od bilo kojeg oblika života i okoliša. A oni koji se ne žele odvojiti u biti ipak odvajaju sami sebe, zato što se vide kao regulatori “divljeg” života. Želje su već odavno kanalizirane u potrošačku bolest koja se odnosi na sve, od materijalnih stvari do misaone sfere, gdje su se otrovi dugih godina kapitalizma utemeljeli u kombinaciji s nemoći negacije društvenih uloga i svake kulture-zatvora, potomaka civilizacije. “Slobodan” život je “ljepota” izbora u gradskoj sredini koja utjelovljuje najviši stupanj masifikacije ideologema civilizacije. Upravo su se tu sva prava pretvorila u grobnicu života. No ipak, moje želje traže afirmaciju života kroz eksperimentiranje destruktivne dekonstrukcije teorije i djela.
Zato sam se prije zore 19.07.2016. uputio prema gradilištu s namjerom da sabotiram i uništim vlasništvo. Nema veze kojeg poduzeća, meni su ionako sva ista, kotači civilizacije i njenih procedura. Nakon što sam prerezao ogradu rasjekao sam veliku hrpu kablova dvaju bagera, a stakla jedne dizalice obojio u crno. Nihilistički simboli su također iscrtani na strojevima. Simboli koji označavaju proceduru, ne reifikaciju. Namjeravao sam nastaviti s uništenjem, no zbog razloga što sam najvjerojatnije primjećen iz kuće sa suprotne strane odlučio sam odustati. Mada i dalje ideje ostaju da se realiziraju. 12.08.2016. zapalio sam skupocjeni sportski automobil koristeći vrlo jednostavnu metodu postavljanja zapaljivih kocka za potpalu na vrh gume ispod spremnika goriva. Ovo je djelo izraz mizantropskih osjećaja, općenito ali i specifično prema onima koji koriste proizvode civilizacije kroz društvenu logiku spektakla. Za ljepotu vatre u mraku noći. Protiv društva samog i reprodukcije pravila adaptacije. Društvo je nadasve skup ideoloških sistema, čak u međusobnom sukobu, a zatim nadzor i psihosomatska represija koja se rađa iz prvih, a individualnost uvijek ostaje zatvorenica. Zato, napadi na društvo ne bi
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Anarhistička grupa urbane gerile „Zavjera Vatrenih Ćelija” [Grčka]
„Sacco i Vanzetti – Putovanje kroz vrijeme” Tekst za anarhistički skvot Biblioteka Kaos (Brazil) [hr]

Tekst nekoliko zatvorenih članova Zavjere Vatrenih Ćelija u Ateni, Grčka, napisan povodom jednog događanja u skvotiranom anarhističkom centru Biblioteka Kaos u Brazilu.

Svim drugovima, svoj anarhističkoj braći i sestrama koji su prisutni na ovom događaju organiziranom od strane anarhističke biblioteke Kaos. Neka se naše misli probiju i putuju do Brazila kako bi poslali ovih nekoliko riječi u nadi da ćete možda barem malo osjetiti naše prisustvo među vama.
Kao odgovor na predmet događanja tokom Međunarodnog Tjedna Solidarnosti s Anarhističkim Zatvorenicima i o slučaju Nicole Sacca i Bartolomea Vanzettija željeli bi dati naš osobni i povijesni doprinos. Zavjera Vatrenih Ćelija bila je od samog početka anarhistička grupa direktne akcije koja je težila razvoju anarhističke agresivne prisutnosti u Grčkoj. Zato ZVĆ nije oklijevala često kritizirati ono što je smatrala da sprječava širenje te intenzifikacije. No, kada se na kraju represija pojavila na našem pragu u potpunosti smo shvatili da nećemo odustati od naših kriterija, od obrane našeg identiteta, naših političkih gledišta i naše esencije. Inače bi bili ušli u potpuni sukob s našim prethodnim kritikama protiv drugih. Zato, sedam godina otkdao nas je represija pogodila i dalje anarhističko dostojanstvo držimo u prvom planu, barem kako ga mi poimamo. Odbili smo da se obeščastimo na ikoji način te odlučili da obranimo ono što smo vjerovali da treba braniti, a još i dalje plaćamo cijenu našeg beskompromisnog stava.

Vračajući se u prošlost, u vremena kada su dva druga, anarhisti od prakse formirani u plamenu pobune, Nicola Sacco i Bartolomeo Vanzetti uhapšena pod optužbom za oružanu eksproprijaciju i ubojstvo, suočavamo se sa izazovima koji nisu nipošto novi. Činjenica koja proizlazi iz obilnih dokaza je da su obojica, Sacco i Vanzetti, sudjelovali u neformalnim militantnim mrežama anarhističkog afiniteta, koje su sve bile povezane s publikacijama kao što su bile anarhističke novine „Cronaca Sovversiva”, čije su publikacije i sami pripomagali i koja je podržavala potrebu za propagandom djelom. Poznato je i da su te neformalne militantne mreže bile odgovorne za niz napada koji su potresli SAD od 1914. nadalje te da su bili financirani oružanim
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Panagiotis Argyrou
Moj Put kroz Anarhiju Izjava na suđenju za pokušaj bijega iz zatvora [hr]

Pogled unazad...

Samo nam je jednom dan život, kao jedna jedina šansa. Nikada više neće postojati, barem u ovom samostalnom obliku. A što mi činimo umjesto da živimo? Što činimo? Vučemo ga od mjesta do mjesta, ubijajući ga...” – Hronis Missios

Sudovi imaju vlastitu mjernu jedinicu za mjeriti život i slobodu; mjernu jedinicu koja upotrebljava oblike i algoritme pravnog jezika da bi izrazili što je pravedno a što nepravedno, što je dobro a što loše, što je normalno a što propada. I u tom procesu gdje se životi i slobode stavljaju na vagu zakona ponekad imaš priliku da pogledaš unazad; da se osjetiš krivim ili ne. Radi se o važnom trenutku, jer štogod kažeš može oko tebe nasipati samo još više cementa, može povećati broj trenutaka u kojima se vrata otvaraju i zatvaraju, možda ti može još više naviknuti uho na zvuk okretanja ključa u bravi, toliko da ti se učini kako si oduvijek slušao taj zvuk, da nije postojalo ni jutra ni večeri kada nisi čuo taj zvuk u neko predodređeno vrijeme.
Dakle, tu smo... Već pet i po godina slušam taj ključ. Pet i po godina moje oči se sudaraju sa zidovima. Pet i po godina s dvije zatvorske kazne (37 i 19 godina) i još jedna nadolazeća. A sada, na ovom suđenju, još jedna. Ovo će biti peto suđenje u nizu gdje ja čekam „da vidim što će mi se desiti” ili „da se moj smijeh pretvori u plač”. I ponovno je došao trenutak da postavim zrcalo ispred prošlosti i mojih odabira te pogledam unazad. Zato, gledam...

Gledam i vidim se kako odrastam u razdobljima kazneno ravnodušnih miroljubivih čudovišta. Gledam i sjećam se kako su mi od djetinjstva govorili da se ne petljam u stvari koje ne razumijem. Sjećam se kako su me pokušavali naučiti da je pogrešno brinuti se oko stvari o kojima se, izgleda, nitko ne brine. Sjećam se, kao mali učenik, humanitarnog bombardiranja Kosova i raznih dobrotvornih udruga koje su dolazile u škole kako bi nas uvjerili da život jednog siročeta u Jugoslaviji vrijedi koliko jedan Unicefov rokovnik. Sjećam se noći u mojoj dnevnoj sobi gdje gledam grobare TV-emisija koji tako indiferentno broje ubijene kao da izvlače brojeve lota. Sjećam se humanitarne mode usvajanja djece takozvanog „trećeg svijeta”, koji su patili i umirali žedni i gladni negdje toliko daleko da nas ne uznemire.
Sjećam se ulica ispunjenih izbjeglicama ratnih invalida i drugih ljudi kojima su bacali novčiće kao da pljuju na njih. Sjećam se ulične djece, vozača koji su psovali imigrante dok su ovi skakutali kroz prometnu gužvu da bi oprali vjetrobrane i to... „vrati se u svoju vlastitu zemlju”. Sjećam se beskućnika na uglovima trgovačkih centara, ispred ili pokraj blještavih izloga ispunjenih beskorisnim proizvodima koje su izradili maloljetnici u tvornicama zemalja Trećeg Svijeta kako bi svaki građanin Zapada mogao uživati u njima, i prolaznika koji su ravnodušno prolazili, možda malo uznemireni njihovom prisutnošću koja je remetila tu estetiku.
Sjećam se imigranata uličnih prodavača koji su nosili svoju robu u plahtama i policajaca koji su ih ganjali, tukli i vukli ih za vrat, odvlačeći ih na ulicu pred prolaznike, koje je izgleda samo smetalo da se to odvijalo baš usred njihovog prolaza.
Sjećam se ulaska u pubertet u zoru milenija. Kada su svi slavili i radovali se samo zato jer je bila 2000., i kada je izašlo novo izdanje računalskog softwarea. Sjećam se kako većinu mojih kolega iz razreda nije zanimalo ništa osim novog izdanja neke poznate markirane odjeće, cipela, mobitela i video-igrica. Čitava jedna generacija koja je potrošila interese svoje adolescencije na skupocjeno smeće i osjećala se sretno zato što joj je pružena šansa da potroši novac na to smeće. Čitava jedna generacija koja se naučila zabavljati gledajući glupe reality-show, kao Big Brother, u kojima se ljudsko dostojanstvo dobrovoljno briše za malo reklame i nešto novaca za nagradu, dok istovremeno na Srednjom Istoku padaju čelik i smrt u ime rata protiv
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