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Sulla settimana internazionale di solidarietà per i detenuti anarchici, 23-30 agostoRadiofragmata

Ormai da anni le varie agenzie statali di repressione ordinano nuove indagini basate sul solo criterio delle posizioni politiche dei sospetti. E questo sono le posizioni degli anarchici, soprattutto quelli che trasformano le proprie idee in azioni, quelli che armano i propri desideri e attaccano l’autorità statale. Perciò, ogni indagine è legata ad un possibile procedimento giudiziario contro i compagni, secondo le leggi della loro “democrazia”. Il procedimento di polizia che inizia con i testi per poi estendersi a tutte le possibili azioni, non un fatto nuovo negli ambienti anarchici. Al contrario, come dimostra il passato ci sono già stati simili procedimenti in paesi come Italia, Cile ecc, là dove esiste una forte presenza dei compagni, che promuovono l’azione diretta e l’intervento.

L’obiettivo comune dell’odierna polizia internazionale è la prevenzione della propaganda anarchica, dell’azione diretta e della diffusione di idee. Per questo motivo, in molti casi nemmeno esitano a lasciar da parte l’affinata maschera di “democrazia” che in teoria consente “libertà di parola e idee”. E così, ogni illusione che qualcuno magari poteva ancora serbare viene disciolta. Le cose diventano chiare: “l’azione anarchica o la parola è o illegale o assolutamente nulla!”. La nuova forma di repressione viene attualmente esercitata contro molti dei nostri detenuti che si trovano in carcere con accuse basate sulla loro identità politica e avendo rivendicato politicamente le proprie azioni e le proprie organizzazioni. E’ indubbio che nel futuro questa strategia di repressione preventiva, di processi con massimo della pena, e rapidi, come gli sforzi di isolare e mettere a tacere saranno implementati ovunque, o almeno ci sarà il tentativo – oltre i nostri detenuti essa cercherà di raggiungere gli spazi anarchici e i luoghi auto-organizzati che difendono e diffondono i valori anarchici.

Assieme con le pesanti, devastanti sentenze contro i prigionieri politici, con la repressione incessante e limitazioni di libertà ai combattenti-fuori-le mura, le più recenti aggiunte sulla lista di pratiche vendicative dello Stato sono l’estrazione violenta di materiale genetico e la conseguente prova “fabbricata” di colpevolezza, la custodia cautelare senza nessuna prova basata su accuse fittizie, la criminalizzazione degli amici, partner e familiari dei detenuti, il rifiuto dei permessi d’uscita rivendicati e stabiliti dopo l’estenuanti lotte nelle carceri, i trasferimenti e isolamenti vendicativi; tutto questo a servire da “esempio” a coloro che si ribellano contro le prigioni imposte con o senza carceri.

I più recenti processi sono anche la prova generale della nuova dottrina che lo Stato desidera mettere in funzione. La nuova forma di repressione è in sostanza un aggiornamento della dottrina precedente che istituisce la repressione preventiva della parola sovversiva dei nostri prigionieri. La produzione e la distribuzione di manuali pratici per azione o di testi che promuovono la guerriglia urbana anarchica saranno trattate come “azioni terroriste”, incorrendo in anni di carcere. Il potere statale cerca così di valutare le relazioni e i silenzi, e finché rimarremo silenziosi queste pratiche continueranno ad essere aggiornate.

Tutto questo forma le catene della repressione, che mettono a tacere il discorso anarchico. E’ un dato di fatto che negli anni recenti i nomi degli arrestati per azione anarchica sono simili in volume ai nomi nelle pagine dell’elenco telefonico. Gli arresti, i processi, il carcere, le condanne, a causa della loro frequenza sono una condizione relativamente comune. Lo Stato implementa la strategia shock, cercando di creare una realtà accettata dove nessuno mai metterà in questione quello che succede, o si sentirà sorpreso. Immaginate che alcuni anni fa non potevamo concepire il procedimento giudiziario contro alcuni prigionieri anarchici per i loro testi.

Oggi il potere statale cerca di istituire un deserto di reazioni all’interno di tutto il movimento antagonista. Ma noi dovremmo insistere sull’esprimerci e sulla realizzazione delle azioni. Noi sappiamo che le nostre parole anarchiche possono essere indirizzate a pochi, ma sappiamo anche che ci sono ancora persone che non si adeguano o che non attendono la prossima sommossa per esprimere le proprie intenzioni, trascorrendo gli intervalli in uno stato di attesa e inattività. Inoltre, l’azione anarchica non ha una data né d’inizio né della fine, al contrario, essa divampa tutto l’anno. Questo sono le persone a cui ci rivolgiamo e che cerchiamo; quelle che sentiranno le voci dei nostri prigionieri, diffondendole più che possono, trasformando le notti di una società marcia e malata in più eccitanti, portando fumi di benzina, rabbia e collera.

Ci sono compagni che non scordano i nostri compagni in cella, e al di là delle tendenze che seguono credono nella forza insurrezionale e si posizionano sulla soglia dell’azione diretta. Parole dei nostri prigionieri che evadono dal carcere, tentando di rompere il semplice “muro di carta” di testi per tradursi in azioni. Questo è un modo per comunicare con i nostri fratelli e sorelle, non solo qui in Grecia, ma anche a livello internazionale, per sostenere e diffondere le loro voci e dimostrare allo Stato che non sono soli. A tutta la furia giudiziaria scatenata contro di loro, le loro voci sono la nostra arma, e la solidarietà concreta che possiamo esprimerli è il proiettile nel cervello del potere statale. Da quello che sembra dall’interno e con la nostra concreta solidarietà dall’esterno, prenderanno in considerazione e saranno preoccupati dalla diffusione del discorso anarchico. Noi veramente vogliamo confermare le loro preoccupazioni.

Inviamo la nostra solidarietà e saluti ai compagni accusati di Croce Nera Anarchica, Radioazione e Anarhija.info nel caso “Scripta Manent”, al compagno Panagiotis Z. e alla lotta di ognuno dei nostri compagni imprigionati.

Per noi il dipolo “colpevole – innocente” non è mai esistito e mai esisterà.

Perciò facciamo tutto ciò che è in nostro potere per realizzarlo.

Perciò non vogliamo smettere a intraprendere azioni, finché respiriamo.

Perché la memoria è un rasoio ben affilato.

Perché il discorso anarchico è l’essenza della vita che definiamo attraverso le nostre azioni.

E lo ripetiamo affinché non rimanga il minimo dubbio.

Noi siamo questo, nulla di più, nulla di meno.

FINCHÉ TUTTE LE CELLE E TUTTE LA GABBIE NON SARANNO DEMOLITE, NON FAREMO UN MILLIMETRO DI PASSO INDIETRO.

LIBERTÀ PER I NOSTRI FRATELLI E LE NOSTRE SORELLE. SOLIDARIETÀ CONCRETA AGLI OSTAGGI ANARCHICI.

A/A Radiofragmata

Voce libera e forte, carceri rase al suolo.

Radiofragmata, progetto di traduzione