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Su attacchi contro gli spazi anarchici in Brasile e sulla internazionalizzazione dell’attacco anarchico contro la repressione in Cono Sud

Come è già stato riportato in alcuni media della stampa e blog affini, all’alba di 25 ottobre in Brasile la polizia civile di Rio Grande do Sul ha invaso gli spazi e le case di anarchici nel contesto di un’indagine su attacchi contro banche, stazioni di polizia, concessionari macchine e sedi di partiti politici, realizzati da gruppi anarchici negli ultimi quattro anni a Porto Alegre.

Tutto questo è avvenuto alla vigilia dell’8 Fiera del Libro Anarchico di Porto Alegre, che doveva iniziare il 27 ottobre, ma è stata sospesa fino a ulteriori notizie alla luce di fatti accaduti.

La polizia ha nominato questo nuovo colpo repressivo contro i compagni anarchici Operazione Érebo. Nella mitologia greca Erebo (tenebre) era una divinità primordiale di oscurità e inferi.

Secondo le forze delle repressione, questo attacco fa parte di un’indagine iniziata un anno fa, a seguito di un tentativo d’attacco contro un veicolo di polizia davanti alla stazione di polizia, un’indagine che ha coinvolto più di trenta sospetti, tra i quali ci sono, secondo il capo di Polizia Metropolitana (Fabio Motta), persone da Brasile, Cile, Bolivia e Francia. Secondo i commenti rilasciati dal capo di Polizia Civile (Emerson Wendt) alla stampa, queste persone hanno creato un’organizzazione che è “contro tutte le forme di potere, controllo e moralità esistenti nella società”.

Questo bottino di guerra che i bastardi hanno sottratto lo abbiamo già conosciuto in altre operazioni repressive della regione, come nel caso di Operazione Salamandra (“Caso Bombas”, Cile 2010), o la repressione di spazi anarchici in Bolivia nel maggio 2012: libri, maschere, volantini, manifesti, computer, e in questo caso un gran numero di eco-mattoni presentati dalla polizia come molotov.

Le accuse mosse dalla repressione includono: tentato omicidio, organizzazione criminale, formazione di banda e danneggiamento di patrimonio pubblico con materiale esplosivo.

Da parte sua, la stampa locale gioca il suo ruolo da miserabili collaborazionisti per convalidare e giustificare l’operazione repressiva. In uno dei notiziari un giornalista esibiva nelle sue mani (senza guanti) una delle prove che considerava come la più evidente per dimostrare la pericolosità del presunto gruppo criminale: una copia del libro “Cronologia di scontro anarchico”, che riporta le azioni dirette realizzate sul territorio dominato da Stato brasiliano.

Ma al di là delle prove e accuse, vediamo ancora volta come le strategie repressive degli Stati si internazionalizzano e colpiscono ambienti di compagni e anti-autoritari, nel tentativo di rallentare l’avanzata della lotta anarchica in tutte le sue forme ed espressioni.

Di fronte a ciò, la nostra risposta non può essere altro che solidarietà internazionale e rafforzamento di reti di azione e coordinamento per potenziare l’attacco anarchico in guerra con lo Stato e tutte le forme di potere.

Da Cile a Brasile, solidarietà, rivolta e azione diretta contro tutte le forme di autorità!

Sin Banderas Ni Fronteras, nucleo di rivolta anti-autoritaria

Cile, 26 ottobre 2017.