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Operazione Piñata – Per noi anche, nulla è finito: tutto continua

[Lunedì 30 marzo 2015, la polizia anti-terrorismo lancia 17 perquisizioni e arresta 15 compagni a Madrid, Palencia, Granada e Barcellona nel corso di un’operazione denominata Piñata. Durante le perquisizioni altre 24 persone vengo tratte brevemente in arresto per aver opposto resistenza (in particolare negli squat). Accusati di essere responsabili o membri di “Gruppi anarchici coordinati” (GAC), cioè di “associazione terrorista” a carattere “anarchico-insurrezionalista”, 15 compagni si trovarono indagati (10 a Madrid, 3 a Barcellona e 2 a Palencia), di cui cinque in custodia cautelare in Soto del Real. I primi dieci vengono poi rilasciati sotto controllo giudiziario (ritiro del passaporto, divieto di lasciare il territorio e firma ogni 15 giorni), e gli altri cinque trasferiti il 18 maggio in prigioni differenti lontano da Madrid. In diversi periodi, fino al 20 giugno 2015, sono stati tutti rilasciati sotto controllo giudiziario. Nello stesso periodo, altre due operazioni “anti-terrorismo” di polizia colpirono il movimento anarchico spagnolo: nel dicembre 2014 e poi nell’ottobre 2015, le operazioni Pandora 1 e 2 tentarono di incriminare le GAC (Gruppi Anarchici Coordinati) come ramo locale della FAI/FRI. Queste procedure alla fine furono archiviate senza seguito nel giugno 2016, cosa che ovviamente non si riferiva all’operazione Piñata, la cui istruttoria viene prorogata per ulteriori 18 mesi, mentre gli indagati non hanno ancora avuto accesso agli atti...]

La camera Nº 6 dell’Audiencia Nacional ha respinto il ricorso presentato dalla difesa del caso Piñata, e ha deciso di mantenere la proroga di 18 mesi (massimo) di istruttoria.

Il ricorso inviato più di un mese fa ha sottolineato che l’Audiencia Nacional aveva privato gli accusati di difesa, dato che il tribunale avrebbe dovuto attendere la risposta alla richiesta degli accusati, che chiedevano l’accesso agli atti per motivi differenti. Prima ancora di aver inviato questa comunicazione, il giudice per le indagini preliminari, Eloy Velasco, ha deciso di rispondere negativamente, ma non sappiamo cosa, dato che non ha dato l’opportunità di presentare le giuste conclusione. Privare gli accusati di difesa è considerato un fatto grave, e questo ha portato ad un nuovo ricorso presentato dagli avvocati, al quale è stato anche risposto negativamente.

Ed è qui che ci troviamo per adesso dal punto di vista legale, e alcuni di noi hanno pensato che sarebbe stato interessante condividere questi elementi con altri compagni, senza voler esser per questo il centro della questione. Sembra che l’Audiencia Nacional non vuole chiudere il caso, e neanche dimenticare. Conosciamo i conflitti interni di potere che questi muri nascondono. Conosciamo i loro sporchi giochi, le loro pugnalate nell’ambiente di ricatti e tangenti politiche, per assicurarsi un’immagine democratica ed efficace. Conosciamo il loro apparato repressivo, perché lo abbiamo subito, come tanti compagni e persone in lotta. Ed è per questo che non abbiamo assolutamente nessuna fiducia nella loro democrazia, nelle loro procedure, nei loro diritti e le loro leggi. Eloy Velasco se n’è andato, ma ha svolto i suoi compiti per il prossimo.

Per noi nulla è finito, noi non dimentichiamo e non pensiamo di restare fermi in attesa di una condanna. Anche se i casi Pandora I e II sono stati archiviati, e i compagni Monica e Francisco sono finalmente liberi, noi non possiamo dimenticare le conseguenze di queste operazioni repressive sul movimento anarchico, sulle lotte e in generale sulle persone che le hanno vissute. Perché nessun rilascio e nessuna archiviazione senza seguito che vorranno decretare non ci farà restare a bracia incrociate, dopo aver montato un tale spettacolo. In fin dei conti, è quello che vorrebbero. Il danno è stato fatto, qualunque sia il risultato noi per loro non siamo che uno strumento in più nelle mani dello Stato per dimostrare ai buoni cittadini che tutto è sotto controllo. E tutto ciò a braccetto con la stampa, veri e propri avvoltoi che svolgono il proprio lavoro d’intossicazione e di manipolazione mediatica con gran zelo. Lo si vedeva arrivare, il famoso “non c’è fumo senza fuoco”.

Noi invece per loro (media, politici, sbirri, secondini, giudici ecc.) non abbiamo che odio.

E per i compagni che continuano ad andare avanti senza indietreggiare, che persistono a dimostrare che la solidarietà non conosce né leggi né frontiere, tutta la nostra complicità.

Che la lotta prosegua. Tutto continua, nulla è finito...

Continuiamo per la compagna incarcerata ad Aquisgrana[1] e per gli accusati nell’operazione ICE[2]. Per i detenuti dello Stato spagnolo in lotta, che attualmente stanno lanciando una proposta all’esterno con rivendicazioni e scioperi. Per i compagni in Italia che continuano a ricevere la repressione statale a colpi di arresti. Per tutti i prigionieri in tutte le prigioni e nei centri di detenzione.

ABBASSO I MURI DELLE PRIGIONI E DELLE FRONTIERE!


[1] Per scrivere alla compagna Lisa: Lisa – Buchnummer: 2893/16/7 – Justizvollzuganstanlt (JVA) Köln – Rochusstrasse 350 – 50827 Köln – Germania

[2] Il 4 novembre 2015 a Madrid sei anarchici vengono arrestati, di cui due vengono direttamente inviati in carcere, a seguito del fermo di polizia. Nella mattina di 20 novembre 2015, uno dei due incarcerati, Borja, è stato rilasciato, mentre secondo le ultime notizie (del novembre 2016) Juan Manuel Bustamante Vergara (“Nahuel”) si trovava ancora in custodia cautelare. Dopo essere stato detenuto per un anno e mezzo a Madrid (dove vive e lotta), è stato trasferito in maggio 2016 nel carcere di Siviglia. La giustizia giustifica questa detenzione sostenendo che esiste il “rischio di fuga”. Molteplici iniziative di solidarietà si sono svolte a Madrid e altrove nel mondo. Si possono seguire direttamente gli aggiornamenti in spagnolo sulla situazione di Nahuel sul blog Contramadriz.