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“Di tutti i domatori del foro interiore esistenti, quello che detesto di più, il giornalista”. – Anonimo

Non diciamo nulla di nuovo, qui, contro gli industriali di ipnosi collettive, contro i fabbricanti di soggettività consenzienti nei confronti della società esistente. In molti fanno scorrere l’inchiostro a proposito dei media*, per criticarli, in pochi fanno scorrere la benzina per incendiarli. A questo si può rimediare. Negli uffici della radio in centro, lunedì[1]. Nella torre-ripetitore in periferia, questa notte.[2]

“Quello che gli incendiari bramano, che le fiamme lo colgano” – Anonimo

Questo testo riguarda le relazioni che intrattengono le forze ostili a questo mondo con i media di questo stesso mondo. Diciamo subito che non siamo di quelli/e che si immaginano “utilizzare” o “detournare” i mezzi mediatici per diffondere dei discorsi sovversivi. Non si tratta più di sfuggire alle forbici della censura, di infiltrare, come lucertole, i muri del pensiero unico con delle idee oblique. La democrazia, piena di sollecitudine, invita la sua opposizione a partecipare ai grandi giochi mediatici. Essa non uccide il pensiero dei suoi avversari facendoli tacere, ma facendoli parlare. Ci si ricorderà ancora del burlesco Burnel[3] che partecipa all’animazione di una trasmissione televisiva per vendere “Ai nostri amici”. Quella sera là, il rappresentante commerciale di Tarnac produceva, oltre alla visibilità per il suo libro, audience e legittimità per la finzione parlamentare. Utilizzare i mass-media significa mettersi al servizio della rappresentazione democratica. Questa riflessioni ci portano a disertarli e, a volte, ad attaccarli.

Tra l’altro, accattivarsi o catturare le attenzioni, dipende meno dalla qualità del messaggio che dalla forza d’urto del dispositivo che lo emette. Anche se sapessimo rivalizzare con le tecnologie di comunicazione del nemico, rifiuteremmo di farlo, perché la cattività ci disgusta. Lasciamo loro le masse, seppellite fra i rumori e le notizie d’attualità. Se non hai l’acufene, puoi tendere un orecchio; le nostre parole, vogliamo mormorarle.

Al di là della metafora, abbiamo scelto Indymedia per diffondere ai quattro venti questo comunicato. Perché permette di essere letti/e da compa conosciuti/e o sconosciuti/e, perché “garantisce” il nostro anonimato ed è a pubblicazione libera.

Un gran complimento ai cortocircuiti della chiesa di Saint-Jacques. Un altro ai/le rivoltosi/e che subiscono la repressione, che sono ricercati/e, che si impiegano a far cedere le proprie catene, a scombussolare la normalità. Un complimento, infine, agli individui che, per monti e per valli, perpetuano l’attacco e vogliono saccheggiare tutto.

#JeSuisFranceBleuIsere


*Qui e di seguito, “media” è inteso come i mass-media nelle loro quattro forme principali: televisiva, radiofonica, stampa e digitale.


(tradotto da guerresociale)

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[1] Nelle prime ore di lunedì 28 gennaio, la sede di France Bleu Isère (la radio pubblica regionale) è stata attaccata a Grenoble. Dopo aver forzato una porta, ignoti/e hanno incendiato l’ingresso, l’open space e degli uffici, provocando ingenti danni (NdT.)

[2] Nelle prime ore di martedì 29 gennaio è stato preso di mira il locale tecnico posto sotto una torre-ripetitore, a Jarrie, nella periferia di Grenoble. Gli strumenti di emissione sono stati danneggiati, cosa che ha provocato dei disservizi alla rete di telefonia mobile e alla radio. (NdT.)

[3] Mathieu Burnel, uno degli accusati del “caso Tarnac”, autore “reo confesso” dell’altro vangelo appellista “L’insurrezione che viene” (firmato dal Comité Invisible) e amabile frequentatore di giornalisti e trasmissioni televisive. (NdT.)