f-c-francia-chiusura-delle-indagini-per-il-caso-de-1.jpg

Un anno dopo l’incendio ben meritato di una macchina della polizia, in quai Valmy, durante una manifestazione spontanea in reazione al presidio degli sbirri che si teneva nello stesso momento su place de la République, la Giudice per le indagini preliminari ha chiuso l’inchiesta. La giustizia ha tradotto con le sue parole fredde la sua visione di questa storia e spedisce nove persone davanti al tribunale. Le giudici Lucie Berthezene e Aline Batoz hanno seguito le requisitorie del Procuratore, che vuole vendicare le parti civili, Kévin Philipy, Allison Barthélémy [i due sbirri presenti nella macchina durante i fatti ; NdT] et Alliance [sindacato dei polziotti ; NdT], i cui avvocati rispettivi sono Michèle Lauynay, Sonia De Magalhaes e Delphine des Villettes, per la distruzione del loro attrezzo di lavoro.

Tutti/e sono accusati/e di aver “partecipato volontariamente a un attruppamento, anche se formato in maniera temporanea, avente lo scopo di preparare uno o più fatti materiali di violenza volontaria contro delle persone o la distruzione o il danneggiamento di beni, in riunione, nel caso specifico partecipando ad una manifestazione vietata, i cui partecipanti hanno dissimulato i loro visi con dei passamontagna, sciarpe o cappucci e si sono dotati di armi per destinazione, come bottiglie di vetro, pali metallici e sbarre di ferro, con lo scopo di procedere a diversi danneggiamenti, o a delle violenze contro le forze dell’ordine”.

In sei sono accusati/e di avere “volontariamente commesso degli atti di violenza che hanno portato a una prognosi di più di 8 giorni, nello specifico 10 giorni per Kevin Philipy e 30 giorni per Allison Barthelemy, con le circostanze [aggravanti; NdT] che i fatti sono stati commessi su persone depositarie dell’autorità pubblica nell’esercizio delle loro funzioni, in riunione e con l’utilizzo di un’arma per destinazione, da persone che dissimulavano volontariamente, in tutto o in parte, il loro viso, per non essere identificate; con premeditazione, nello specifico prendendo attivamente parte all’attacco di due funzionari di polizia da parte di un gruppo di individui”. Le stesse persone sono accusate di aver “distrutto per mezzo di incendio, o di ogni altro mezzo di natura a creare un pericolo per le persone, un veicolo di polizia”.

Infine, uno/a di loro è accusato/a di essersi “rifiutato/a di sottomettersi ad un prelievo biologico destinato a permettere l’analisi e l’identificazione della sua impronta genetica”.

I capi di accusa più gravi (come il tentativo di omicidio e l’associazione di malfattori) sono stati scartati, ma hanno permesso di giustificare delle detenzioni preventive di lunga durata (due sono imprigionati/e da oramai un anno). Altri capi d’imputazione sono stati riqualificati. Il processo si terrà quindi davanti ad una camera correzionale, visto che la pena massima è di 10 anni per la distruzione attraverso incendio. La Giustizia, dato che alcune persone sono in preventiva, deve cominciare il processo entro 6 mesi a cominciare dal rinvio a giudizio, la cui data è il 24 maggio. I giudici hanno emesso delle ordinanze di mantenimento in detenzione per tenere dentro fino al processo le tre persone che sono ancora imprigionate. A quanto ne sappiamo, almeno due hanno fatto appello di questa decisione e uno/a sarà estratto/a al Palazzo di Giustizia nelle prossime settimane per venire all’udienza, un occasione in più per radunarci per esigere la loro liberazione. [l’udienza per il compagno che è in preventiva da quattro mesi si terrà venerdì 16 giugno; NdT]

Fino a quel momento, continuiamo a esprimere la nostra solidarietà intorno a questo caso.

Libertà per tutti!