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[...] All’inizio voglio chiarire il motivo per cui oggi mi trovo qui, approfittando della procedura delle dichiarazioni. Quello che seguirà, dunque, non avrà in nessun modo un carattere apologetico, dato che i miei atti e le mie scelte fanno parte di una lotta anarchica più ampia, la lotta per la vita e per la libertà. Di conseguenza, sono atti che io sostengo con tutto il mio essere e continuerò a farlo finché questo mondo rimarrà così com’è. [...] Per chiarire le cose, io mi trovo in un’aula speciale, all’interno di un tribunale speciale, processato con delle leggi speciali e il futuro prevede condizioni speciali di detenzione per me, per i miei compagni e per ogni ribelle che disturba lo scorrevole funzionamento dell’intero sistema. Speciali categorie di persone in mezzo ad una massa di cittadini identici, docili e sottomessi, questo è il modo più semplice per interpretare tutta questa differenziazione intenzionale. Dall’altra parte, per poter pienamente interpretare i motivi di questa intenzione basta guardare il ruolo e l’utilizzo delle leggi e della giustizia. La giustizia è per definizione una forma di controllo sociale, un modo per conservare l’obbedienza e il rispetto nella società attraverso un sistema di regole che definiscono cosa può accadere e cosa no, che cosa rimane nella cornice di acceabile al sistema e cosa è fuori da questa norma. Lo Stato di giustizia, che voi sostenete, rafforza le condizioni di sottomissione in un sistema di sfruttamento e di miseria. La “giustizia” è perciò giusta perché viene rispettata, ma cosa succede a coloro che rifiutano di obbedirle, a coloro che deviano ed evadono dai comportamenti sociali predefiniti? [...]

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