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Periodo di feste. La coda cola lungo le arterie periurbane.
La merce aspatta i/le suoi/e feticisti/e affamati/e, ecco di nuovo l’epoca di una bulimia sociale aggravata.
Le masse si accumulano negli ipermercati, gli scaffali rigurgitano felicità pubblicizzata.
Diffusione di reclames sonore a destinazione di bipedi quasi morti.
I carrelli della spesa avanzano, docili, sospinti da emozioni semplificate.
Una, due o tre scatole di Ferrero Rocher, quest’anno?
La clientela è satura di stimoli; nessun timore, questa strana specie accellera il suo adattamento.
Delle telecamere di sorveglianza danzano, scivolano benevole nell’aria.
Dei portici antitaccheggio chiacchierano con dei giovani chip RFID.
Automobili immobili languiscono in ranghi fra il grigiume; disciplina di parcheggio.
Negozi vestiti di lamiere errano sull’asfalto. All’interno, il diniego, al dettaglio oppure a chili.
Quadro ordinario dei territori del terziario.
Zona artigianale, di divertimento o commerciale.
Le stesse aziende, le stesse catene, gli stessi schiavi.
Digressioni nel deserto della diversione. Laddove si sciupa ogni velleità di coscienza dell’alienazione.

Alla periferia di Saint-Etienne, c’è un non-luogo dove si affiancano fabbriche, hotel, ristoranti, autostrada, negozi e centri commerciali.
Vicino, è in costruzione un nuovo santuario del consumo.
Il cantiere si estende su 100 000m².
Macchine vanno e vengono tutto il giorno. Solo la notte le distoglie dalla loro attività.
Nell’oscurità del 31 dicembre, cavalcando la bruma, degli apache scendono dalle sette colline.
Sulle loro tracce si mescolano odori di benzina, di paura, di vendetta.
Il commando scavalca la palizzata del cantiere, si avvicina furtivamente ai bersagli, prima di attaccare.
Allora, capanne di cantiere e veicoli si trasformano in braciere.
Prima di scappare, le mani guantate portano via gli scalpi dei due macchinari bruciati.
Per la sopravvivenza e per gioco, ad ogni apache piace collezionarli.


(tradotto da guerresociale)


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