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Nella mattina di 28 ottobre 2017, il compagno Konstantinos ‘Dinos’ Yigtzoglou è stato arrestato dalla polizia anti-terrorismo. L’ordine d’arresto, emanato dal P.M. Speciale E. Nikopoulos, si basava su accuse di appartenenza ad una organizzazione terroristica e di tentato omicidio per l’attacco con lettera-bomba contro l’ex premier Papadimos. Le accuse si basano su un misto di materiale genetico che sarebbe stato raccolto e archiviato da oggetti a seguito di scontri con le forze dell’ordine durante una manifestazione nel 2011, nella quale il compagno fu arrestato. Questo misto, che sarebbe connesso all’attacco esplosivo, sarebbe stato trovato dalla polizia nei resti della lettera-bomba, assieme al DNA di Papadimos. Le accuse contro il compagno, combinate con il materiale che sarebbe stato trovato nel suo possesso durante l’arresto, hanno portato al procedimento penale in base alla “anti-terrorismo” (187A).

Nello stesso giorno è stato arrestato un compagno del gruppo di amici di Konstantinos. E’ una tattica costante dell’unità anti-terrorismo di colpire le persone del cerchio famigliare o di amici della persona arrestata, come forma di intimidazione, e come un tentativo di isolare politicamente e psicologicamente i detenuti. Il 20 ottobre Dinos è stato portato di fronte al giudice istruttore per la proroga dell’ordine di detenzione, ed è stato avvertito che aveva solo 3 giorni per prepararsi per la propria udienza.

Il 1° novembre, dopo l’udienza davanti al P.M. Nikopoulos, è stato deciso il suo trasferimento e la detenzione speciale nel carcere di Larissa, lontano dal suo luogo di abitazione, dalla sua famiglia e amici, con la chiara intenzione di distruggerlo politicamente e fisicamente. Il commissario E. Raikou, avendo creatosi un profilo di funzionario statale “etico e incorruttibile”, servendo come p.m. anti-corruzioni, è un vivido esempio di ipocrisia della moralità borghese, mentre diventava sempre più famoso per le sue azioni di vendetta contro i combattenti anarchici.

Naturalmente, l’esperto investigativo di terrorismo, Eftihis Nikopoulos, gioca un ruolo chiave nel caso, agendo come una “onorevole” espressione politica degli obiettivi di Stato, e come agente anti-terrorismo, esercitando persecuzioni politiche contro i compagni che rimangono sprezzanti o hanno scelta la via della lotta armata. Questo è caratterizzato dalla sua partecipazione in casi come i procedimenti contro i membri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco e loro famiglie, come anche nei permessi di uscita a scopi di istruzione di Nikos Romanos. In Nikopoulos, assieme alle costante indicazioni nelle decisioni giudiziarie, sono concentrate tutte le caratteristiche della crociata anti-terrorista.

Non è la prima volta che lo Stato perseguita i compagni in modo vendicativo in base alla 187A e li trasferisce in carceri remote subito dopo il loro arresto. Questo adesso è una pratica standard, diventata una politica statale che mira a creare una zona “sterile” attorno ai compagni, per eliminare l’ambiente politico e solidale, e inoltre cercando di spezzarne il morale.

Volta ai compagni, la legge statale “anti-terrorismo” (187A) li contrassegna come candidati alla “ghigliottina”, non solo per attaccare la lotta armata politicamente, ma anche attaccando ogni attività che riconosce la necessità di una rottura armata con lo Stato. Contemporaneamente, la partecipazione dei compagni nei movimenti di solidarietà è stata un elemento aggravante nei procedimenti sotto 187A, come nel caso di Konstantinos. L’apparato repressivo utilizza le visite dei compagni al carcere di Korydallos, nel contesto di solidarietà con i compagni accusati di partecipazione nella Cospirazione delle Cellule di Fuoco, per provare e collegarlo con l’organizzazione.

Questo metodo di avvelenamento della oppinione delle masse è perfettamente in linea con la strategia di creare una definizione più ampia di terrorismo, coltivata dal meccanismo statale poliziesco e giudiziario per terrorizzare e quindi pacificare la società, e per formulare accuse addirittura prima dell’atto d’accusa contro Konstantinos. Creano il profilo di “spietato terrorista” per minare e depoliticizzare la lotta armata, la quale ancora rappresenta una minaccia al monopolio di violenza che lo Stato vuole mantenere. Nel corso del tempo, soprattutto in momenti di crisi, questa tattica serve per colpire quelli che oppongono resistenza e per intimidire la società nel tentativo di rafforzare il regime.

Come Assemblea di Solidarietà con Konstantinos Yigtoglou, consideriamo la lotta armata, e di conseguenza, la solidarietà rivoluzionaria, come condizione necessaria, come parte integrante del movimento anarchico nella guerra per la distruzione dello Stato e del capitale. Per questo motivo siamo solidali con Konstantinos e con ogni compagno il cui corpo e anima sono sempre in lotta, dato che questo sono le nostre armi che non riusciranno mai a sequestrare o fermare.

OLTRE LA DICOTOMIA INNOCENTE / COLPEVOLE

LA SOLIDARIETÀ È LA NOSTRA ARMA

LOTTA CON TUTTI I MEZZI PER LA DISTRUZIONE DELLO STATO E DEL CAPITALE

L’UNICO TERRORISTA È LO STATO

Assemblea di Solidarietà con Konstantinos Yigtzoglou