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All’inizio di giugno, da qualche parte in Francia,

è stato collocato un congegno incendiario sotto ognuno dei tre furgoni della Enedis, stazionati sul parcheggio dell’azienda. Eravamo un po’ di fretta per la serata karaoke, quindi non avevamo tanto tempo per fermarci a guardarli bruciare, ma speriamo di aver avviato un bel falò. Il congegno era di facile fabbricazione: un buona quantità di benzina dentro una bottiglia, un pezzo di accendi-fuoco e una stellina pirotecnica (amen) per ritardare l’accensione ed andarcene tranquillamente.

Allora, l’Enedis è stata presa di mira perché volevamo creare un’eco, come un ritorno di fiamma dopo i 12 veicoli bruciati a Grenoble. Sia l’azione che il comunicato hanno scaldato i nostri cuori.

Ci sono a migliaia di motivi per attaccare questa struttura. Come ci sono a migliaia di altri obiettivi che potevano essere attaccati per sprigionare la nostra rabbia per una notte. La cosa più complicata non è la scelta, ma la coerenza.

Un pensiero solidale per gli insorti sotto repressione. Sia da giudici che da secondini, da fidanzati o da genitori, da assistenti sociali che dagli etero... Senza intenzione di rimanere docili davanti agli ordini!

Sembra che giugno sarà pericoloso. Perché siamo solo all’inizio.

Alcuni di quelli che hanno il prurito



(tradotto da anarhija.info & guerresociale)