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A breve il programma


Oggi più che mai sentiamo la necessità di organizzare un incontro coinvolgendo compagni e compagne di diversi paesi già impegnati/e in una critica e in percorsi di opposizione agli sviluppi delle tecno-scienze. Un importante momento per scambiare e condividere analisi, riflessioni ed esperienze, per rafforzare la critica e affinare ancora di più il proprio pensiero nel confronto con altri gruppi e individualità che portano avanti da tempo percorsi di opposizione agli sviluppi delle tecno-scienze.

Di fronte all’aridità e alla degenerazione del pensiero contemporaneo e di fronte a alla poca consapevolezza della portata pervasiva, totalizzante e soprattutto irreversibile delle tecno-scienze, è necessaria un’analisi lucida sul presente e sulla realtà attorno a noi che si trasforma e ci trasforma.
Nella società di oggi il controllo assume nuove forme attraverso l’informatizzazione e la digitalizzazione del pianeta e delle nostre vite. Se piante ogm contaminano l’ambiente circostante, se nanotubi e fullereni si infiltrano nelle cellule, smart dust, RFID, sensori si preparano a ricoprire ogni spazio e il nostro stesso corpo, nel “pianeta intelligente” di IBM, un mondo cosparso e infiltrato da nocività invisibili, diventiamo macchine comunicanti e dove la nocività diventa ecologica, sociale e sistemica.
Sta avvenendo una trasformazione profonda e radicale dell’umano e dell’intero vivente. Nel paradigma biotech l’esperimento già da tempo non è più solo dentro le mura dei laboratori, il laboratorio è il mondo intero e i corpi stessi diventano dei laboratori viventi. Ma la fase che ci troviamo ad affrontare adesso è ancora più insidiosa: le stesse biotecnologie stanno mutando da come le abbiamo conosciute fino adesso. Il vero lavoro per l’Industria del biotech, un complesso di multinazionali, Università, Enti di ricerca, fondazioni, associazioni di categoria, non è più dimostrare che l’ingegneria genetica è priva di conseguenze, ma cambiarne completamente volto: il nuovo volto delle biotecnologie si chiama editing genetico. La notizia delle bambine editate in Cina rappresenta un’altra delle soglie che sono state oltrepassate da cui nessuno può pensare di tornare indietro.
Nella riproduzione artificiale l’eugenetica avviene in provetta e ben presto la nuova sinistra progressista e il nuovo femminismo cyborg-neoliberale invocheranno a gran voce l’eugenetica pubblica, dalla GPA “etica”, dalla PMA per tutte e tutti chiederanno l’editing per tutte e tutti. Il tutto perfettamente conforme alla direzione che è già stata intrapresa di selezione dell’umano e al mondo transumanista, protagonista della rivoluzione CRISPR, che non si vuole lasciare sfuggire le possibili applicazioni sull’uomo di questa nuova tecnologia di ingegneria genetica.
La produzione di corpi sfruttabili, predabili, ingegnerizzabili e il sogno di liberarsi dal corpo di carne limitato e mortale si incontrano nell’ideologia transumanista. Le tecno-scienze non sono neutrali non solo in ciò che si prefiggono, che arrivino o meno al risultato, ma già a monte, nella loro idea di riprogettazione del mondo che rende i corpi tutti disponibili, smembrabili, modificabili, ingegnerizzabili in un’infinita disponibilità dei corpi.
Viviamo in un contesto in cui vengono minate le stesse basi per un sentire altro, per un immaginare altro e quindi per negare l’esistente e per un agire contro. Se tutto è relativo e interpretabile non esiste più la realtà contro cui rivoltarsi. Lo stesso soggetto non esiste più, decostruito e disgregato dal post-moderno per essere ricreato ad uso e consumo dei mercati e del sistema tecno-scientifico: un individuo perfettamente conforme, neutro, fluido, malleabile, spugnoso, proteiforme. Il post-moderno risignifica e cancella la stessa realtà, in un mondo alla rovescia in cui la natura non esiste, la mercificazione diventa libertà, in cui non devono più esistere limiti. Ma se non esiste un limite tutto è possibile.
Troppe cose sfumano, diventano indefinite. Vorremmo invece mantenerle belle nette queste linee di demarcazione tra organico/inorganico, carne/metallo, circuiti elettronici/sistemi nervosi, vita/morte, natura/artificiale. Avendo ben chiaro ciò che non lasceremo distruggere e anche ciò che non lasceremo decostruire né dal sistema tecno-scientifico né dal post-modernismo con i suoi finti critici e oppositori. La natura, i corpi, il vivente non si possono decostruire. Decostruendoli si appiana la strada alla trasformazione di tutto il mondo in un laboratorio vivente.
La resistenza è minata non solo dal sistema di potere, ma anche da queste tendenze contemporanee. Il riflusso delle stagioni di lotta ha visto approdare tanti contestatori in isole felici fatte più di virtuale che di reale, aiutandosi con quelle nuove ideologie costruite da accademici che, dal comodo delle loro scrivanie, si sono impegnati a complicare le cose o a confonderle, dove invece tutto è estremamente chiaro.
Lo stato e i suoi apparati abbandonando e superando in parte il loro ruolo storico sono diventati funzionali al processo tecnologico. Un processo che si incarna nei centri di ricerca, nei colossi come Google, IBM, Microsoft, nelle multinazionali agro-alimentari, farmaceutiche e biotecnologiche.
Come immaginare di costruire una comunità altra se le basi stesse per la sopravvivenza saranno minate alla base? Se le figlie e i figli saranno concepite/i in provetta? Se l’individuo sarà sempre più atomizzato, omologato e infinitamente modificabile? Se la biodiversità del pianeta sarà irrimediabilmente compromessa?
Consapevoli della posta in gioco emerge come sia essenziale e urgente unire le forze, intrecciare analisi e percorsi di lotta anche in una rete internazionale.


Collettivo Resistenze al Nanomondo
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