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Rivendichiamo gli attacchi incendiari realizzati il 27 febbraio 2017 contro le istituzioni francesi ad Atene, situate sull’incrocio della vie Didotou e Sina. Un gruppo di compagni ha invaso il complesso e dato fuoco ai tre edifici e ai due veicoli dell’Istituto francese e della l’École française [istituto che si occupa di ricerca storica, archeologica e di scienze sociali, n.d.t.] di Atene. Non possiamo rimanere in silenzio mentre i nostri fratelli e sorelle oppressi a Parigi insorgono contro il terrorismo di Stato.

Gli Stati europei seminano xenofobia e disprezzo. Insistendo sull’islamofobia fomentano un’atmosfera di guerra. Intensificano la militarizzazione e la diffondono per tutto il globo, in ogni angolo delle metropoli capitaliste. Tutto questo costantemente degrada la vita della popolazione emarginata, sia materialmente che nella sostanza.

I sobborghi di Parigi, dove la popolazione più povera vive in uno stato di isolamento, si sono trasformati in zone di guerra. Proprio come le frontiere dell’Europa e dell’America settentrionale. Una guerra totalitaria che si inasprisce ogni secondo che passa. Da una parte gli Stati, le loro istituzioni, i loro dirigenti privilegiati e i loro servi fedeli, che diffondono la separazione e impongono la segregazione nel tentativo di conservare il potere e il profitto. Dall’altra parte, tutti noi, la cui vita e libertà non si adattano alla macchina del profitto. Ci troviamo realmente in un perpetuo stato di emergenza. Lo Stato che vuole assicurarsi la continuità deve esercitare una violenza sistematica e svincolata. L’insurrezione, come quella manifestatasi nelle fiamme degli scontri di Parigi, è il primo passo verso la dissoluzione dell’autorità.

La guerra interna non è una peculiarità dello Stato francese. Anche lo Stato greco sta intensificando il controllo di polizia militarizzata e le carcerazioni di massa. Sta intensificando la repressione dei rivoluzionari, prolungando le loro detenzioni, moltiplica i campi di concentramento e spara per uccidere. Ogni Stato è capace di crimini atroci per mantenere il proprio dominio.

Nell’ottobre 2014 la gendarmeria assassinò il manifestante Remi Fraisse, lanciando i lacrimogeni ad altezza d’uomo. Oggi ancora utilizza le stesse armi, proprio come la polizia greca. Utilizzano anche proiettili di gomma, o addirittura di metallo.

Il 2 febbraio (2017) ad Aulnay-sous-Bois la polizia francese brutalmente attaccò un gruppo di giovani, e violentò il giovane Theo con un manganello. Dopo “un’indagine interna”, la polizia dichiarò questo un incidente. I giudici assegnati al caso giunsero alla stessa conclusione. Il governo francese difese il “difficile lavoro” dei propri mercenari, precisando inoltre che le regole devono essere seguite.

Lo stupro esprime la radice del dominio statale. È la forza bruta esercitata nel fondo della vita senza nessun rispetto, nessun limite; è il terrorismo grezzo. Esonerando questo stupro particolare, la democrazia francese ha riconosciuto lo stupro con una pratica ufficiale. Lo stupro è la più vecchia pratica autoritaria e lo Stato non rinuncerà al suo utilizzo, specialmente quando sente che il suo potere è minacciato. Se coloro che avrebbero dovuto rimanere schiavi scherniscono la legge, allora anche l’autorità schernisce le proprie leggi e il suo “contratto sociale”, ricordandoci ancora una volta del vero significato del dominio statale.

Non dimentichiamoci che nessuna feccia umana dell’unità Delta di polizia greca è stata mai punita per i loro attacchi assassini e il terrorismo sessuale, che hanno costantemente esercitato dal momento della loro introduzione, nel 2009. Il governo di sinistra sta oggi riorganizzando questa unità speciale di torture, preparandola per essere nuovamente rilanciata sulle strade.

Nella storia di Theo possiamo vedere la civiltà europea, la democrazia liberale e il socialismo di Stato messi a nudo. L’inumanità e l’ipocrisia della legge sono state svelate.

Perché le Cellule di Attacco Diretto hanno scelto due istituzioni culturali-educative? Perché appartengono allo Stato francese e professano i suoi valori e le sue politiche. Perché dietro la vetrina dell’antica civiltà greca, oggetto di studio della École française (archeologica) di Atene, e la vetrina di cultura francese, giacciono il secolare terrorismo sistematico e la violenza. Perché l’indifferenza assassina espressa in silenzio dai privilegiati che lavorano per lo Stato, particolarmente i carrieristi del campo scientifico, intellettuale ed educativo, deve essere attaccata. La dittatura statale si basa sui filantropi indifferenti, mentre essa cerca di propagare il fascismo.

Non risparmieremo le “conquiste” di questa civiltà. Nel nostro tentativo, del 27 febbraio, di distruggere le istituzioni educative dello Stato francese in Grecia, abbiamo detto: “Nessuna pietà per coloro che sostengono uno stato stupratore, nessuna pietà per gli assassini e stupratori in uniforme”.

Lo Stato greco si è affrettato a dichiarare che il nostro attacco ha rafforzato l’amicizia “greco-francese”. Questo è vero. Come De Gaul una volta disse, gli Stati non stringono amicizie. Gli Stato stringono amicizie fittizie. Non ci fu mai reazione di uno Stato liberale contro un altro Stato per i suoi crimini contro gli oppressi. Si ricordano di questi crimini solo quando servono come scusa agli Stati per sistemare i propri affari attraverso gli interventi militari, di nuovo, spargendo il nostro sangue. I ministri greci possono sentirsi amici dello sbirro francese stupratore. Gli abbiamo dato un’occasione per esprimersi. Anche noi ci sentiamo vicini, ai sobborghi di Parigi attraverso queste fiamme.

Organizziamo il nostro contrattacco al di là delle frontiere, per poter unire il mondo in una forza che distruggerà le sordide istituzioni e gli eserciti della civiltà borghese.


Cellule di Azione Diretta – Gruppo “Racailles Vivantes”

7/3/2017