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Giovedì, 30 novembre 2017, verso le ore 16, circa una dozzina di agenti in uniforme e in borghese della polizia cantonale di Zurigo ha fatto irruzione negli spazi della biblioteca anarchica Fermento, situata in via Joseph 102, con un mandato di perquisizione. Il reato contestato: “istigazione pubblica a commettere crimini e atti di violenza”.

Come abbiamo appena saputo, tre agenti di servizio investigativo criminale della polizia cantonale di Zurigo avevano già fatto irruzione negli spazi dieci giorni fa. Avevano già notificato il loro arrivo per il medesimo motivo: dalla vetrina della biblioteca si possono vedere appelli a commettere crimini e delitti contro aziende e persone, che sembrano essere direttamente collegati a recenti incidenti contro il cantiere del centro di polizia e di giustizia, e il cantiere del carcere di “Bässlergut” a Basilea.

Quello che è successo non ci stupisce affatto. Qualche giorno fa, due lunghi articoli nei giornali “Schweiz am Wochenende” e “Aargauer Zeitung” sollecitavano a intraprendere finalmente qualcosa contro gli anarchici, vantandosi di aver scoperto che qualsiasi passante poteva facilmente vedere a Zurigo: la nostra vetrina. Quanto al fatto di sapere se la polizia ha agito agli stimoli della servitù volontaria presso la corte di Andreas Maurer – per chiamare il giornalista in questione con il suo nome – o se quest’ultimo ha scritto su iniziativa della polizia, non lo sappiamo e non ci interessa. In ogni caso, il ruolo da poliziotto del giornalista salta ancora una volta all’occhio.

Ma veniamo agli aspetti tecnici:

Durante la prima perquisizione sono stati tolti solo i manifesti attaccati nell’interno del locale. Dato che gli agenti non erano evidentemente sicuri quale manifesto contenesse un messaggio criminale, hanno tolto tutti e tre contemporaneamente. Compreso quello con cui abbiamo chiesto un sostegno finanziario per la nostra biblioteca, dato che siamo costretti a cedere i nostri spazi ad una succursale della Migros [maggior catena di grande distribuzione, ndt] da prossimo febbraio. Abbiamo preso atto della rimozione dei manifesti con sorpresa.

Questa perquisizione si è dunque svolta in maniera più rigorosa, pur essendo stata altrettanto caotica. Questa volta l’ha condotta un altro servizio, apparentemente “più importante”, sempre sotto la direzione della polizia cantonale. Il fattore scatenante sarebbe stato uno di questi maledetti manifesti, riapparso nuovamente nella vetrina: quello in cui sono elencate le aziende coinvolte nella costruzione del carcere di Bässlergut, e che contempo propone di considerare responsabili quelli che si arricchiscono con la reclusione di persone. Però, è strano che non abbiano toccato proprio questo manifesto e che lo abbiano lasciato in vetrina. Dall’altra parte, hanno sequestrato diversi altri manifesti, in particolare quelli contro la costruzione del centro di polizia e giustizia di Zurigo, ma anche quelli contro le politiche migratorie e le prigioni in generale. Come già durante la prima perquisizione, i manifesti sono stati “raccolti come prove al fine di conservare gli indizi”, perché “ogni indizio che può essere raccolto può condurre all’identificazione degli autori” (??).

A parte questo, hanno portato con sé molte altre cose: oltre a tre computer, un disco rigido, un CD con foto di sbirri in borghese (per il proprio album?), hanno sequestrato un raccoglitore pieno di corrispondenze del giornale anarchico di Zurigo, Dissonanz, e anche la scatola con le schede dei libri in prestito. Questo ovviamente ha poco a che fare con il manifesto incriminato, che è tra l’altro accessibile a tutti su internet. Le informazioni, i nomi e i contatti raccolti serviranno senza dubbio per altri scopi e per altre costruzioni più o meno ridicole. Staremo a vedere.

Nessuno della biblioteca era presente durante queste due perquisizioni. Il proprietario era parzialmente presente e un tipo del comune è stato chiamato a monitorare sull’operazione. Tuttavia, è stato richiesto, e ottenuto, il contratto d’affitto al fine “di identificare la persona che ha in affitto il locale in questione, e che si assume dunque la responsabilità”. Il magistrato che sta all’origine di tutta questa storia è Edwin Lüscher, che negli ultimi tempi si è affermato come l’incaricato per le “rivolte” e sembra essere ben noto a tutti. Vi terremo aggiornati.

I vostri anarchici della “Fermento