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Attorno al 21 o 22 novembre alcuni mass-media hanno dato notizia della ricezione di alcuni pacchi-bomba nella capitale di Aragona. Da quanto è stato raccolto da queste fonti e con tutta la cautela che la loro credibilità merita, le cose sarebbero andate così: il primo pacco segnalato sarebbe stato ricevuto dalla Camera di Commercio italiana. In seguito, un altro da una succursale di una compagnia di assicurazioni italiana, che avrebbe immediatamente avvisato dell’accaduto tutti i suoi uffici nello Stato spagnolo. Sono stati seguiti da altri in locali dell’assicurazione italiana. Di tutti i pacchi ricevuti, quattro secondo i media del Regime, due sarebbero autentici e due inoffensivi.

In base a ciò che è stato pubblicato sin dall’inizio, i dispositivi erano accompagnati da istruzioni: abbandonare l’ufficio e avvisare la polizia, supponiamo che gli artefatti erano dotati di qualche tipo di ritardo. Ad ogni modo, i potenziali destinatari erano già stati avvisati e l’artificiere avrebbe potuto detonare sotto controllo le buste che contenevano l’esplosivo e schegge.

Subito dall’inizio si è speculato sulla responsabilità anarchica, senza scartare gli altri, come qualche impiegato o cliente risentito.

Alcuni giorni dopo, i quotidiani di Saragozza hanno confermato l’esistenza di una rivendicazione anarchica. “El Periódico de Aragón” ha riprodotto quelli che sarebbero stralci del comunicato. In questo viene denunciato l’operato della polizia nella fabbricazione di procedimenti. Però, il dettaglio della notizia è che, in base a suddetto, la Polizia Nazionale avrebbe proibito di rendere nota la firma che rivendica la responsabilità degli attacchi. E questo è curioso, molto curioso. Non risulta essere una prassi abituale. Che si omettono di proposito aspetti tecnici o parti del testo, o il testo intero, è in sé normale, ma non il nome del gruppo o dell’organizzazione. Cosa potrebbe motivare questa insolita censura? Brancolando nel mistero, vengono in mente tre cause possibili:

— Un semplice capriccio dell’autorità di turno

— Che il documento non ha fornito prove di responsabilità, anche se non dà questa sensazione.

— Che l’azione è stata opera di compagni ipoteticamente “smantellata”, che potrebbe interferire con i procedimenti futuri o già in corso contro altri compagni estranei alla firma. In sintesi, significherebbe che la polizia è rimasta con culo all’aria, per l’ennesima volta.


Finché il comunicato non sarà pubblicato (anche se non sarebbe da stupirsi se fosse stato inviato solo ai portavoce dello Stato) rimarremo nel dubbio.