Titolo: Repubblica Ceca: Fino a quando ancora la polizia e lo Stato sfrutteranno i detenuti?
Origine: via mail
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Se qualcuno viene forzato a lavorare per qualcun’altro sotto la minaccia di violenza, si tratta di qualcosa che solitamente chiamiamo schiavitù o sfruttamento. Però, se la polizia ceca e i tribunali fanno uso di questa pratica, la chiamano in un altro modo: preparare i condannati per i loro lavori e aiutare lo Stato. Non ha senso discutere su parole appropriate, quando è chiaro che le istituzioni statali stanno commettendo crimine organizzato contro i detenuti. Ha senso però fermare questi crimini.

Per far capire di quali crimini parlo, prima darò la parola ai funzionari del carcere di Všehrdy. Sul sito web del carcere scrivono: “Con l’avvicinarsi della fine dell’anno vogliamo informare i nostri concittadini sul fatto che i detenuti del carcere di Všehrdy hanno partecipato nel recupero delle proprietà di diverse istituzioni statali e municipali nella nostra regione durante tutto l’arco dell’anno, in modo completamente gratuito, in termini di cosiddette attività di lavoro all’esterno del carcere... (...) ... Hanno, per esempio, verniciato l’edificio amministrativo del poligono della polizia ceca, sistemato il terreno attorno il poligono di tiro, rimosso gli alberi invasivi, riparato e costruito nuovi bersagli e potato gli alberi lungo la strada d’accesso. Hanno aiutato nel trasferimento della scuola di polizia, e trasportato e montato l’arredamento della Polizia di Teplice. E, come negli anni precedenti, hanno verniciato l’area del tribunale distrettuale a Chomutov e trasportato l’arredamento.”

A scuola ci insegnano che la schiavitù è stata abolita. Però, se osserviamo le condizioni delle persone detenute possiamo vedere che la schiavitù ha solo cambiato il proprio volto. I prigionieri del carcere di Všehrdy non saranno merce di scambio come gli schiavi nel passato. Ma sono ancora soggetti all’asservimento violento. Sono forzati a lavorare pesantemente senza nessun diritto al salario e qualcun altro trae guadagno dal loro lavoro. Vengono puniti se rifiutano di lavorare in queste condizioni. E i loro schiavisti li tengono anche dietro i muri in catene di ferro. E la loro schiavitù viene pure ipocritamente sostenuta dicendo che hanno offeso con il loro modo di vita i principi morali della civiltà cristiana, quindi è giusto che vengano trattati in questo modo.

Chiunque non sia ceco deve vedere chiaramente, la resistenza contro le pratiche di schiavitù non deve fermarsi finché tutti le prigioni e istituzioni, che hanno nel loro interesse preservarle, non saranno abolite.

Lukáš Borl // archiv


(nota di confronto di anarhija.info: Biella, saranno i detenuti a cucire le divise degli agenti penitenziari di tutta Italia )