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31/Agosto/2017

Ai compagni ribelli e a coloro che non capiscono il mondo che li circonda.

Ancora una volta mi ritrovo a scrivere in questo spazio di riflessione che mi permette a conoscermi un po’ di più e a comprendere che nonostante tutto sono libero.

E’ vero che per molti mesi mi ero imposto il silenzio, dato che il mio umore cambia come tutto nella vita, e ogni tanto mi piace la solitudine...

Però adesso che sento il bisogno di scrivere lo voglio fare soprattutto per due cose: primo per ribadire la mia posizione di guerra quotidiana, dato che certe volte alcune persone fanno finta di essersi scordate che viviamo in guerra. Secondo per chiarire alcune cose e questioni su come noi “dentro” percepiamo la solidarietà dei compagni “fuori”.

Comunque, per quelli che non conoscono molto questa questione, sarò breve e spigherò che sono prigioniero da 13 dicembre per aver osato attaccare e mettere in questione il modo di vita che ci viene imposto. Per questo la posizone del nemico (lo Stato e il grande capitale finanziario) è chiara,non ci sarà tregua. Non c’è modo che qualcuno consapevole della ribellione davanti a questa realtà che detta le proprie regole, possa lasciare il carcere fisico, dato che rappresenti una minaccia potenziale alla loro società.

La prova è che anche in carcere ho trascorso tre dei quattro anni in isolamento per aver mantenuto un atteggiamento corente con le mie idee...

Però, questo non è tutto, perché hanno fatto tutto il possibile per ostacolare tramite procedure e canali legali. L’unico modo per farli cedere, è con una forza più grande, ed esempio con la forza di solidarietà.

Adesso voglio precisare che non ho mai chiamato persone ad una campagna per la mia liberazione. Anche se penso che è necessario lasciare queste mura, penso che debba essere fatto in un modo che causi una rottura, e che anche la lotta per la libertà dei compagni detenuti può essere trasformata in una scintilla che infiammerà il resto delle persone, per far finalmente capire che non puoi combattere contro il carcere senza combattere tutta questa società.

Per questo motivo ci siamo sempre ribellati dalle strade, grandi canali che imprigionano i nostri sogni...

Perciò, questo è un incitamento all’azione e alla rivolta, non solo per la mia libertà, ma per la libertà di tutti.

Non hai bisogno di giorni di lotta o di un’organizzazione che ti dica quello che devi fare. Testa la tua creatività, vandalizza le loro istituzioni, appendi gli striscioni sui ponti, detona i dispositivi esplosivi e interrompi le loro comunicazioni, che quelli sopra sappiamo e comprendano che non ti possono controllare.

La guerra continua finché tutti saremo liberi!

Ferndando B.

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31/AGO/2017

Innanzitutto, questo è una lettera di chiarimenti. Penso che per alcune persone è difficile comprendere delle posizioni, idee e forme di lotta attaccano con violenza i valori di questa società.

Quindi, in questo senso voglio chiarire delle cose, quando dico che rifiuto tutte le forme di mediazione e che qualcuno mi rappresenti, non parlo solo di organizzazioni e partiti politici, ma anche di ognuno che cerca di controllare la mia vita utilizzando la mia situazione di detenuto per manipolare e/o negare le mie parole e pensieri.

Però, questa riflessione è più profonda di quello che potete pensare, perché in un ambiente di persone in teoria consapevoli del dominio, molti valori autoritari involontariamente prevalgono e inconsciamente disturbano e contribuiscono alle persone che dovrebbero “aiutarli” a raggiungere la libertà.

Una di queste forme è, ad esempio, assegnare alle famiglie dei detenuti il potere di decidere cosa è buono o giusto per esercitare la pressione o meno, nel senso di progresso della liberazione dei compagni, nell’estendere la rivolta contro le prigioni “fuori” dalle mura.

Questo è pericoloso perché significa cadere nella contemplazione e fermare i prospetti rivoluzionari che scaturiscono da tali posizioni di ribellione, sia “fuori” che “dentro”.

Quando un prigioniero che non riconosce nessun tipo di rappresentazione esprime questa posizione, si riferisce anche ai propri famigliari e alle persone vicine, perché anche se hai legami emotivi nella tua vita, devi anche ricordarti che la famiglia rappresenta il nucleo e la prima istituzione che promuove e riproduce questa prigione/società.

I valori della tradizionale famiglia borghese riproducono il dominio e la sottomissione dei propri membri alla struttura statale, e perciò riproducono la dominazione nei rapporti di famiglia, camuffata da amore e affetto, i quali una volta compresi in maniera borghese solamente degenerano in altra dominazione.

I famigliari possono anche farlo senza intenzione di nuocere a quelli che amano, al contrario, ma si tratta di una cosa che il sistema di dominio sa benissimo e quindi utilizza (ad esempio) le famiglie per serrare le proprie fila contro ogni atto combattivo che può provenire da un compagno, che comprende che quando qualcuno (sia famigliare o amico) continua ad impegnarsi nel dialogo e nel gioco dello Stato, non ci sarà nessun modo reale di attaccare i loro interessi o farli indietreggiare dalla repressione.

Fernando B.