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Odiamo le prigioni, molti dei nostri compagni sono rinchiusi dentro, alcuni sono stati torturati, e le carceri rappresentano il cuore dell’imposizione dell’ordine prestabilito. La Vinci costruisce carceri, e questo mezzo le appartiene, perciò lo abbiamo voluto incendiare. Così, il filo dei pensieri che ha portato il 24 giugno alla distruzione del mezzo per la costruzione di strade è stato in realtà piuttosto semplice.

Potremmo anche presentare questa questione in un modo leggermente diverso: viviamo in un mondo dove è troppo complicato saper dire in modo chiaro cosa è collegato a cosa. Perciò, le persone che riparano la strada lavorerebbero per qualche filiale della rete aziendale Vinci, una delle più grandi compagnie edili del mondo. Loro non hanno nulla a che fare con le prigioni. Il mezzo per la costruzione di strade probabilmente non è stato utilizzato per la costruzione di prigioni. Basta attaccare le spregevoli attività di una sola parte di un’enorme compagnia per colpire ogni altra parte di questa azienda? Perché incendiare questo mezzo specifico invece di andare dove si trova un carcere ed attaccare là?

L’ordine prestabilito ci indirizza quotidianamente, a scuola, al lavoro, come cittadini, per sottometterci agli stereotipi di genere, e così via. E’ molto creativo e di ampie vedute nella scelta di propri mezzi. Questo attacco statale contro gli umani è continuo. Quindi, lo Stato e i suoi scagnozzi meritano di essere attaccati tutto il tempo e in vari modi. La complessità e la dissimulazione del potere non ci impediscono di rispondere all’attacco quando e dove ci piace.

Tanta forza alle anarchiche Anna e Silvia, in sciopero della fame nel carcere di L’Aquila in lotta per porre fine all’isolamento nel regime 41bis.

Libertà per tutti i prigionieri!