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Semplicemente un altro incendio nella pacificazione

Siamo nella metropoli, zona di deposito e di sfruttamento della risorsa umana.

Ci ammassano, ci parcheggiano, ci sottomettono, ci rinchiudono, ci sorvegliano, ci incatenano.

Per il nostro bene, con gentilezza, con benevolenza, con un capitalismo verde, innovativo, e con degli ecocittadini responsabili.

Siamo chiari.

Alla metropoli dal viso umano, gli spacchiamo la faccia.

Non ci lasceremo fregare dai nuovi marchi del dominio civilizzato, il capitalismo 2.0, le città intelligenti, attraenti, lisce e ascettiche.

Non ci scomoderemo nemmeno con una liturgia di richieste già obsoleta, richiedere è capitolare.

Non chiediamo nulla. Non vogliamo abitare la metropoli, vogliamo semplicemente distruggerla.

Non succederà con calma. Nel bel mezzo della necropoli, non si sovverte un granché, ma si respira, ci si stacca, ci si schiera, ci si scatena.

Le nostre rivolte non sono contenute negli hashtag.

Poiché il potere è ovunque, noi lo combattiamo dappertutto.

Proviamo a incendiare tutti gli ostacoli ai nostri desideri, ai nostri rapporti, alle nostre pratiche e alle nostre elaborazioni.

Attacchiamo gioiosamente le gerarchie, i simboli, le amministrazioni, le coppie, le buone maniere, i cittadini, i potenti e soprattutto la rassegnazione.

Sabotiamo attivamente il materiale della nostra alienazione.

La presa del palazzo d’inverno è illusoria, noi lo prendiamo tutti i giorni, per poco che ce ne diamo i mezzi. I nostri mezzi e le nostre forze, nelle nostre maniere di associarci, di separarci, di cercare dei complici, di organizzarci e di riappropriarci del nostro tempo.

Ci ritroviamo in queste relazioni sempre in movimento, in questa rabbia impossibile a negoziare, queste tenerezze da condividere, queste tristezze e queste depressioni profonde, queste febbri e queste gioie comunicative, ben più esplicite di tutti i testi che possiamo conoscere. E ci piace, perché ci fa vivere, ci fa vibrare.

Se non ci sono alti e bassi, se non c’è alcuna avventura, allora siamo già morti.

Nella notte di lunedi’ 27, nel quartiere di Capuche (alza il tuo cappuccio) a Grenoble, abbiamo dato fuoco a 7 veicoli appartenenti all’amministrazione di Grenoble Metropole (6 macchine e un furgone).

Quando siamo partiti, la luce delle fiamme ci illuminava.

Semplicemente un altro incendio nella pacificazione

Vaffanculo ai poteri, ai loro spazi.

Vaffanculo alle nostre esistenze mutilate.


Alcuni di quelli impossibili a calmare.


(tradotto da guerresociale)