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All’interno dell’incessante crescita della modernizzazione in un dilagante sviluppo urbano sento la mia identità soffocare. Nei miei occhi l’ambiente urbano è carcere a cielo aperto. Al suo interno gli umani semplicemente esistono, come animali domestici di un dio chiamato Legge, che separa le loro esistenze da ogni altra forma di vita e ambiente. E quelli che non si separano comunque si separano da sé stessi, perché si considerano dei regolatori della vita “selvaggia”. I desideri sono ormai da tempo stati canalizzati nella malattia del consumismo assetato di tutto, dalle cose materiali alla sfera del pensiero, dove i veleni dei numerosi anni di capitalismo si sono instaurati assieme all’impotenza di negare i ruoli sociali e ogni cultura-prigione, la progenie della civiltà. “La vita libera” è la “beltà” di scelte nell’ambiente urbano, che incarna le somme caratteristiche di massificazione degli ideologemi della civiltà. Ed è proprio qui dove tutti i diritti sono stati trasformati nel sepolcro di vita. Eppure i miei desideri cercano l’affermazione della vita attraverso sperimentazioni di decostruzione distruttiva della teoria e dell’azione.

Per questo motivo, un po’ prima dell’alba del 19/07/2016, mi sono diretto verso un cantiere con l’intenzione di sabotare e distruggere la proprietà. Per me tutte le aziende sono uguali, ruote della civiltà e delle sue procedure. Dopo aver tagliato la recinzione, ho spezzato una grande quantità di cavi dei due escavatori e dipinto di nero i finestrini della gru. Sono stati lasciati anche dei simboli nichilisti sui macchinari. Simboli che indicano una procedura, non una reificazione. C’era l’intento di più distruzioni, ma a causa del motivo che probabilmente sono stato visto da una casa di fronte, ho scelto di lasciar perdere. Anche se le idee restano ancora da realizzare.

Il 12 agosto 2016 ho dato fuoco ad una costosa auto sportiva utilizzando un metodo semplicissimo, collocando delle tavolette accendifuoco sulla ruota sotto il serbatoio. Questa azione è l’espressione di sentimenti misantropi, in generale ma anche nello specifico verso coloro che utilizzano i prodotti della società attraverso la logica sociale dello spettacolo. Per la bellezza delle fiamme nel buio della notte. Contro la società stessa e la riproduzione di norme per l’adattamento. La società è innanzitutto un complesso di sistemi ideologici, anche contrastanti tra di loro, e in secondo luogo è controllo e repressione psicosomatica che scaturisce dal primo, mentre l’individualità rimane sempre prigioniera. Pertanto, gli attacchi contro la società non devono avere un certo carattere. In nessun caso sto cercando di giustificare le mie azioni attraverso un presunto valore universale della causa idelogizzata, questo appartiene agli altri, non a me. Le mie azioni non hanno un punto di partenza né mirano alla politica, sono delle chiare azioni di piacere che partono dai miei valori personali come persona. Il nichilismo egoista è un mezzo, non un prodotto per i consumatori dell’alienazione capitalista, esso mira ad espropriare la persona da ogni universalità e valore predeterminato con l’obiettivo di esporla alla realtà caotica, in modo da distruggere l’idealismo e avviarsi alla soddisfazione del desiderio senza catene immaginarie o aspettative.

A questo punto devo rivolgere una critica a sé stesso per alcune “identità” identificabili utilizzate nelle mie precedenti rivendicazioni, anche se non ho iniziato in questo modo. Per me queste non erano delle identità reificate, e penso che questo le mie parole lo esprimono. Le ho utilizzate come un indicatore generale, che comunque implicherebbe una cultura uniforme immaginaria e me come un sostenitore di questa; qualcosa che non riflette la realtà, e nemmeno lo voglio. Un errore come questo non offre nulla all’infuori del fatto che si possono facilmente creare delle nuove reificazioni all’interno della fogna civilizzata in cui viviamo. Così mi disfo di queste catene del linguaggio che sono completamente inutili se il contenuto personale è presente. Il nome che utilizzo non è un tentativo di creare una nuova fortezza di idee. Non vorrei mai vedere questo nome assunto da altri (non che questo sia possibile che accada, per vari motivi), esso rappresenta solo me perché semplicemente fa parte del contenuto del mio ego, e non perché è una nuova reificata propaganda idealistica per la Causa. Inoltre, anche l’anonimato, secondo me, può facilmente essere solo un’altra forma di uniformità. Quello che conta è il contenuto, le parole in sé sono solo spazzatura, prodotti della civiltà. La cellula il falco del caos è stata dall’inizio un tentativo di infrangere la domesticazione all’interno della città, il dispiegarsi dell’esperienza diretta anarchica che non rende omaggio a nessuna prescrizione e un’apertura delle possibilità di autorealizzazione. Le rivendicazioni sono uno sperimento del tentativo di interagire con gli altri unici. Un comunicato di per sé è solo un mezzo all’interno della causa personale di ognuno, e non una “completa e finale” manifestazione del momento dell’azione o fine a sé stesso. Sempre contro l’ideologia, a prescindere dal nome che l’accompagna, ma anche contro le sue identità essenziali. Non sono di coloro che attingono direttamente dalle immagini dell’autorità e le riproducono sotto altro mantello. Tutti i miei comunicati mirano alla propulsione di teoria e pratica, con il sé come punto di partenza, l’anarchia come veicolo, cioè con la situazione nego anche l’autorità fisica su di me e il nichilismo è la mia arma di scelta, non permettendo che mai siano dominati dagli spettri, indipendentemente dai nomi, sempre con la percezione del pluralismo caotico nella mia mente nella guerra di tutto contro tutto, che non mi confina a preoccuparmi delle unità compulsive predeterminate né ad una forma di ascetismo solitario obbligatorio. Non mi hai mai importato di essere incluso nei campi, ma solo di cospirare con delle persone reali, gli ego di potenza; ho sperimentato anche “la scomunicazione” dal Tempio dell’Inquisizione anarchica, perché ognuno ha i suoi santi, pilastri dei loro costrutti, e sembra che solo ai pochi piace distruggere i propri costrutti con la possibilità di creare qualcosa di più autentico e sfrenato. Perché attacco e disprezzo ogni contenuto idealistico predeterminato. A volte uno spettro dell’essere “umano”, divinità di molti Tempi anarchici, ma anche la “natura”, divinità metafisica degli eco-estremisti, e sarò sempre contrario ad ogni idealismo o ad ogni costrutto idealizzato che cerca di innalzarsi sopra l’unicità dell’ego. Senza gli obblighi dei costrutti sociali e senza alcuna proposta per il futuro, perché non m’importa, abbraccio il vuoto e lotto.

Per la bellezza della distruzione nel carcere del sistema!

Per l’abbraccio delle fiamme nell’assordante silenzio della notte!

Per l’ascesa del nulla!

Distruggere per creare!

Falcon of Chaos