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25 luglio, 2,45, un quarto di luna incandescente mi sorride fra le stelle. Davanti al centro di formazione dei cacciatori del dipartimento dell’Ardèche, un cartello luminoso indica 23°. Faccio il giro dell’edificio, passo fra i bersagli a forma di animali, fatti in legno e vernice. Vedendoli, mi sale l’odio, aumenta la mia determinazione. Sotto la facciata, raggiungo gli ultimi cespugli. Una telecamera scruta, presto sarò nel suo campo di visione. Nei miei pensieri, ho già vissuto decine di volte quello che si prepara. Saltare la barriera, scalare il parapetto, tirarsi su nel corridoio e correre a mettersi al riparo dalla telecamera. Per il momento sono in basso, già ansimante, il cuore che batte.

Prendo un respiro profondo e mi lancio, superando gli ostacoli uno dopo l’altro, certo in modo meno elegante che nell’immaginazione. Apro lo zaino, afferro un piede di porco e comincio a forzare una porta-finestra, senza alcun risultato. Con la mano libera, prendo il martello, spacco il vetro, giro la maniglia e mi introduco all’interno. Alcuni passi bastano a far urlare il primo allarme. Visito a grandi passi il primo piano; in una stanza, ammucchio sedie, tavole e cartoni. Poso un bidone di benzina, apro una finestra. Il fuoco avrà bisogno di ossigeno. Poi mi dirigo al piano di sopra e ripeto l’operazione. Poco materiale combustibile lassù, ammucchio dei magri cavalletti sotto la struttura di legno dell’edificio, sperando che le fiamme vi arrivino e la consumino. Verso la benzina, accendo. All’improvviso, una luce viva e un soffio potente riempiono la stanza. L’allarme antincendio si è acceso pure lui.

Scendo i gradini quattro a quattro, torno al primo piano, innaffio di benzina il mucchio di oggetti, riunisco quel che mi resta di sangue freddo e convoco di nuovo le fiamme. Che meraviglia. Quintessenza della devastazione. Appetito sfrenato del fuoco. Niente tempo per la contemplazione, purtroppo, scendo ancora di un piano ed esco. Sono salvo, l’incendio è dietro di me, i rami degli alberi davanti a me.

Mi esce un riso di sollievo, il tempo si rimette in moto.

Questa notte, 11 persone hanno perso il loro lavoro di merda, visto che il sito sarà (definitivamente) chiuso. Nella valle, volpi e tassi hanno dovuto divertirsi. Certo, i cacciatori troveranno altri locali, addestreranno altri massacratori, alleveranno, braccheranno, mutileranno, e porteranno via altre vite selvagge, ancora. Certo, noi saremo là, a sabotare i loro dispositivi, distruggere veicoli ed edifici, liberare le future prede e i cani maltrattati.

L’ardore delle idee chiama inesorabilmente agli atti.
Contro l’infamia venatoria, e oltre.
Contro il dominio e lo sfruttamento animale.

Solidarietà anarchica con i ribelli antispecisti.


(tradotto da guerresociale)

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