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Le prime accuse sono arrivate nell’aprile 2015: cominciava così la prima parte dell’operazione Fenix. Nel marzo 2018, la Corte suprema di Praga ha lasciato cadere tutte la accuse contro tutte le persone coinvolte in questo caso. Nel frattempo, è cominciata la seconda parte di Fenix. Questo testo spiega di cosa si tratta.


Dalla prima alla seconda parte

Quando la polizia ha lanciato l’operazione Fenix, alcuni media hanno annunciato che la SRB (Rete di Cellule Rivoluzionarie) era stata dispersa. Ciononostante, i sabotaggi e gli attacchi incendiari sono continuati, il loro numero è aumentato. È presto diventato ovvio che sarebbe stato difficile associare gli accusati a queste azioni, così la polizia ha incominciato ad “investigare”.

Si sono concentrati sugli interrogatori, sulle analisi del materiale sequestrato durante le perquisizioni ed anche sulle filature dei compas. Fra questi vi era pure l’anarchico Lukáš Borl, che ha deciso di entrare in clandestinità alla fine dell’estate, a causa delle vessazioni da parte della polizia ai suoi danni ed ai danni dei suoi cari. Nell’inverno 2016, la polizia ha spiccato un mandato di cattura contro Lukáš, descritto come armato e pericoloso. A partire da quel momento, possiamo parlare dell’inizio dell’operazione Fenix II.

Il 4 ottobre, Lukáš è stato arrestato a Most dal poliziotto Zdeněk Prošek. Questi gli ha letto i capi d’imputazione, di cui Lukáš era stato accusato molti mesi prima, in sua assenza. Lukáš ha scoperto solo in quel momento di cosa si trattava.

Lukáš era stato accusato della “creazione, sostengo e propaganda di un movimento tendente alla soppressione dei diritti e delle libertà pubbliche”. Secondo la polizia, era all’origine della Rete di Cellule Rivoluzionarie (SRB), aveva partecipato ad alcune sue azioni, scritto alcuni dei comunicati della SRB e li aveva pubblicati tutti sul sito internet Asociaice Alerta. Gli inquirenti sostengono inoltre che sarebbe responsabile di quattro distruzioni di proprietà privata. In due casi si tratta di incendi di macchine della polizia. In un caso si tratta si un attacco incendiario contro l’entrata di un negozio. L’ultimo è una scritta su un muro della prigione Ruzyně, a Praga. Per finire, la polizia sostiene che ha ricattato il proprietario del ristorante Řízkárna, conosciuto per non pagare i suoi dipendenti. Più tardi, hanno aggiunto l’accusa di falsificazione di documenti. In particolare di una carta d’identità polacca, che Lukáš aveva con sé al momento dell’arresto.

Lukáš ha passato più di sei mesi in detenzione preventiva a Litoměřice. Diverse settimane dopo che era uscito di galera, il 9 giugno 2017, la polizia ha messo sotto accusa altre quattro persone: ecco il caso Fenix II.

Vi sono coinvolti anche Martin Ignačák e Petr Sova, accusati – poi assolti – nel caso Fenix I. Gli altri imputati sono l’anarchico Lukáš Novák e l’ecologista Tomáš Zelený. Sono tutti accusati di una serie di sedici capi d’imputazione.

Si tratta di nuovo dell’articolo a proposito della creazione, sostegno e propaganda di un movimento tendente alla soppressione dei diritti e delle libertà pubbliche. Questa volta la polizia non dice che i cinque fanno parte della SRB, ma tre di loro sono accusati di aver sostenuto e fatto della propaganda per la SRB online. Secondo la polizia, Petr Sova ne ha pubblicato dei comunicati su Facebook e sul sito di Voice of anarchopacifism. Tomáš Zelený li avrebbe pubblicati sul sito Green Action e Lukáš Novák sul sito di Anarchocommunist alternative. Martin Ignačák e Lukáš Novák avrebbero pure loro fatto della propaganda per un movimento tendente alla soppressione dei diritti e delle libertà pubbliche, diffondendo delle pubblicazioni con testi sull’anarchismo insurrezionale, sulla Federazione Anarchica Informale (FAI), sulla Cospirazione delle Cellule di Fuoco e delle traduzioni di testi di Alfredo Bonanno.

Cosa può succedere

Le cinque persone coinvolte nel caso Fenix II sono accusate di delitti le cui pene vanno dai 3 ai 10 anni di prigione. Lukáš Borl ha qualche accusa in più, per altri delitti. Non ci facciamo illusioni e sappiamo che il sistema giuridico può essere cieco, crudele ed iniquo. Ma anche se la polizia minaccia della gente di lunghe condanne, non hanno molto in mano per realizzare tali minacce. Sembra più probabile che Fenix II finisca in una pagliacciata, come la prima parte. Con un po’ di fortuna e di capacità da parte nostra, anche questa volta gli inquirenti si copriranno di ridicolo. Non serve a nulla scrivere a proposito delle loro speculazioni e del modo per smascherarle. Aspettiamo il processo, che sarà sicuramente un altro teatrino.

Guardando la mole degli atti e la lunghezza dell’inchiesta, sembrerebbe che si tratti di qualcosa di davvero grosso. Ma a volte le cose non sono come sembrano. Gli atti sono pieni di sciocchezze e gli inquirenti non hanno fatto nulla per mesi. Le procedure preparatorie erano già finite nell’estate 2018 e nel dicembre 2018 la Procura ha deposto le accuse al tribunale di Most. Il processo si terrà l’8, il 10 ed il 12 aprile 2019. Per quanto ne sappiamo, vi è un certo imbarazzo all’interno di polizia e Procura. Si tratta probabilmente della ragione per cui hanno scelto la tecnica dell’usura. Sanno che con quello che hanno in mano è difficile mandare qualcuno in galera. Ecco perché mantengono le persone sotto processo nel dubbio, sotto stress ed in tensione. La pressione non si fa sentire solo dagli accusati. Vi è un messaggio che vuole scoraggiare tutti quelli che resistono al sistema politico presente. Un avvertimento che dice: “Tieni la testa china, altrimenti ti troverai di fronte agli stessi inconvenienti”.


(tradotto da guerresociale)