Title: Cile: Parole di Juan e Nataly prima della conclusione del processo per il csd. “Caso Bombas 2”
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Un nuovo avvicinamento agli individui in conflitto permanente con il potere e ai compagni solidali ovunque nel mondo.

A più di 3 anni della nostra prigionia e a più di 8 mesi del processo per il cosiddetto “caso bombas”.


Il tempo trascorso in carcere rimarca in ogni momento il significato della vita che abbiamo scelto in maniera consapevole, perché sentiamo il bisogno di combattere questa realtà di sterminio e devastazione con le sue relazioni di potere e sottomissione, per vivere veramente, ci stiamo avvicinando inevitabilmente ad una fine...

Ci troviamo qui ormai da più di 3 anni detenuti per aver sostenuto le nostre posizioni contro il sistema di dominio, e senza nessun rimorso. Perché non possiamo negare noi stessi, e tanto meno il significato di questa lotta contro il potere, nella quale molti compagni ci sono stati strappati, essendo per noi una necessità mantenerli presenti sia nei pensieri che negli atti, per poter continuare ad essere complici, distruggendo le frontiere del tempo e dello spazio.

Da oltre 8 mesi si sta svolgendo un processo contro di noi, del quale chiaramente non ci sentiamo parte, dato che da ormai molto tempo siamo coscienti di essere gli unici padroni delle nostre vite, indipendentemente dal luogo in cui ci troviamo. E trovarsi quotidianamente in questo luogo significa sentire ancora di più la reclusione fisica, essere ammanettati, in piccole gabbie, con irruzioni su base giornaliera. Nonostante ciò, abbiamo potuto rimanere tutto questo tempo vicini come non potevamo essere in più di due anni di carcere.

Vogliamo dire che ci troviamo vicino alla fine di questo processo, circa 1 o 2 settimane. Speriamo che finisca una buona volta, dato che l’estensione di questo processo è dovuta soltanto allo sforzo del p.m. di presentare la sua “tesi” sino alla nausea... (7 mesi per la sua esposizione), sappiamo che questo caso è alquanto fantasioso in confronto al Reale.


Dal visto e sentito, infine siamo accusati di:

1 – Attacco esplosivo del giorno 08/09/2014 nel subcentro [centro commerciale, ndt] escuela militar [stazione metro, ndt] (accusato Juan). Attacco del quale è stata avvisata la polizia (numero 133), secondo loro solo 3 minuti prima dell’esplosione. Siamo sicuri che questa informazione è stata manipolata, perché dopo l’avviso non è stato avviata nessuna procedura di polizia, e nemmeno c’è stata l’informazione su questo avviso. Con le conseguenze di feriti già note.

2 – Attacco esplosivo del giorno 13/07/2014 alla stazione terminale della metro los dominicos, l’ordigno collocato è stato trovato più di 10 minuti dopo da un dipendente della metro, sopra un sedile del vagone. (Accusati Nataly e Juan)

Queste due azioni sono state rivendicate dai compagni della cospirazione delle cellule di fuoco.

3 – Attentato esplosivo del giorno 11/08/2014, ordigno collocato sotto la macchina privata di un poliziotto, nel parcheggio vicino al 1° commissariato di santiago centro. (Accusati Nataly ed Enrique di aver “fornito” l’ordigno a Juan, accusato di averlo collocato).

All’inizio Juan è stato accusato anche di collocamento di un ordigno esplosivo al 39° commissariato del Bosque. Anche questo del 11/08/2014, e che differisce solo 10 minuti circa dall’esplosione al 1° commissariato, luoghi che si trovano ad una distanza di tempo eccessivamente maggiore... situazione che insulta la logica e che era possibile solo nell’immaginazione del p.m., per cui questa accusa infine è caduta, ma ciononostante utilizzata come un tipo di prova durante tutto il processo.

Entrambe le azioni sono state rivendicate dalla cospirazione nazionale per la vendetta.

4 – Nataly e Juan accusati di utilizzo della polvere da sparo.

La procura, e non solo, vuole condannare noi e questi atti in base alla legge antiterrorismo, e seppellirci nelle sue carceri chiedendo l’ergastolo per Juan, 20 anni e 1 giorno per Nataly, e 10 anni e 1 giorno per Enrique.


Questo processo è in cerca solo della sua natura repressiva, della polizia, dei media, della giustizia e del carcere, essendo un attacco e una dimostrazione di forza contro individui che negano il suo potere.

Questo è un “processo” che dal nostro incarceramento, il 18/09/2014, ha contato più di 2.000 poliziotti per detenerci, in mezzo ad un banchetto mediatico. Poliziotti di vari dipartimenti, come GOPE, LABOCAR, DIPOLCAR, PDI, tra gli altri, molti dei quali hanno preso parte a questo processo in qualità di testimoni e/o periti, con relazioni sui luoghi d’incidente (GOPE), con la raccolta di prove (LABOCAR e DIPOLCAR), e l’intelligence dei Carabinieri incaricati di questo caso.

Con perizie come ad esempio sul DNA vogliono collegarci a questi fatti, sul DNA di miscele complesse, al limite di rilevamento e con altre complicazioni tecniche, che non fornisce e non possiede nessuna certezza scientifica, è solo un’interpretazione tendenziosa, distorta e sottoposta alla manipolazione del test da parte dei poliziotti di LABOCAR, come abbiamo potuto constatare in questo processo. E inoltre cercare in modo soggettivo la giustificazione attraverso le nostre posizioni, una relazione con i fatti. Dei quali, come abbiamo sostenuto, non siamo gli autori, ma che per la procura è un elemento estremamente importante a causa della vaghezza delle sue accuse.

Oggi sentiamo la necessità di non cedere di fronte agli attacchi dei nostri nemici e di rispondere ad ogni compagno e azione solidale, che è stato con noi in questa prigionia, da diversi luoghi del globo, Argentina, Brasile, Grecia, per menzionare alcuni. I loro diversi modi di agire e di diffondere il conflitto sono fondamentali per quelli che, come noi, vivono il carcere, e oggi li vogliamo abbracciare ancora una volta.

Sia chiaro che nulla di ciò che intendono determinare sarà sufficiente per porre fine ai nostri desideri di libertà. La libertà di compagni incarcerati e la necessità stessa della loro distruzione fanno parte delle nostre posizioni e obiettivi, perciò toccare questi muri, e scontrarsi con essi non può che rafforzare questa necessità.


Adesso vogliamo salutare

Fraternamente Byron Robledo, compagno investito da un miserabile conducente della transantiago in difesa della proprietà dei ricchi. Rompere le passività e solidarizzare con Byron!!!

Un abbraccio a distanza al compagno Konstantino Yagtzoglou, sequestrato ad Atene, accusato di attentato contro il premier e funzionario di FMI, Loucas Papadimos.

Solidarietà insurrezionale con i compagni delle CCF, e un abbraccio complice a Freddy Fuentevilla, Marcelo Villarroel y Juan Aliste, sempre attenti e disposti a solidarizzare.

Riceviamo con allegria la libertà di Hans Niemeyer e Javier Pino.

Così anche l’uscita dal carcere di 8 comuneros mapuche, nella cosiddetta operazione Huracan, e i comuneros prosciolti per il caso Luchsinger-Mckay.

Dai muri del carcere di San Miguel, Nataly Casanova, e dal CDP santiago sud (Ex Penitenciaria) Juan Flores.