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Alcune parole di solidarietà con gli anarchici colpiti dall'operazione "Erebo" a Porto Alegre (RS), da qualche luogo nel territorio controllato dallo Stato brasiliano e capitalismo globale.

Quasi quattro mesi fa un'operazione di polizia con a capo il commissario Jardin ha portato alla perquisizione di abitazioni e spazi collettivi nella città di Porto Alegre. Diverse persone e spazi sono diventati bersaglio di questa operazione, e alcuni libri pubblicati dalla biblioteca anarchica Kaos sono stati usati come prova per accusare i compagni.

Non abbiamo nessuna intenzione, in questo testo, di affrontare il tema in modo in cui è stato esposto dai media, anche se vale la pena sottolineare in modo in cui la stampa ha manipolato le masse per conservare una pace sociale titubante.

Nonostante tutti gli sforzi fatti dalla polizia e dai media per depoliticizzare alcune proposte anarchiche - cercando di trovare qualche "legittimità" nella persecuzione di anarchici cattivi, approfittando delle differenze tattiche e cercando di creare divisioni tra le tendenze anarchiche - la solidarietà anarchica combattiva è emersa, e i pugni sono stati innalzati verso i nemici!

Convinti che la solidarietà rappresenti un'arma contro i tentativi di repressione e oblio, e sapendo che dev'essere più di semplici parole per vibrare nei cuori dei ribelli, inviamo questo semplice ma, crediamo, importante messaggio.

Abbiamo appeso uno striscione in solidarietà con gli anarchici perseguitati a Porto Alegre. Per tutti coloro che combattono contro le tempeste della solitudine e le inclemenze dell'incertezza. Per tutti coloro la cui vita è stata/è perturbata da questa ondata repressiva e che non hanno abbassato né le armi né la testa!

Per tutti coloro che affrontano le difficoltà svegliandosi ogni mattina convinti di aver oltrepassato il punto di non ritorno. Il potente non potrà mai fermarci!

Il contesto politico-economico in Brasile e in America Latina è ancora più repressivo contro i movimenti sociali. Il clima politico ha un gusto amaro per tutti coloro che si oppongono, in generale, al capitalismo devastante. Alcuni giorni fa 12 indigeni del territorio meridionale del Brasile sono stati torturati, colpiti dai proiettili di gomma e proiettili veri per il semplice fatto di richiedere le proprie terre, promesse loro quasi 30 anni fa[1]!

Lo stesso sapore lo ha anche per le grandi "minoranze" di questa società malata, che sono state prese di mira da una sempre maggiore "pulizia sociale" effettuata da grandi aziende, frutto di "progresso" e "sviluppo". Il governo uccide "legalmente" inviando forze armate per "ripulire" le favelas[2], e anche organizzando le "fiere agricole" dove il denaro raccolto viene investito nella "sicurezza" degli agricoltori e nell'omicidio di indigeni e contadini che osano a riprendere con le proprie mani le loro terre invase[3].

Non facciamo errori, terrorista è lo Stato e violento è il sistema che vuole imporci una vita che non abbiamo mai scelto.

I dibattiti sulla legittimità della violenza sono un falso dibattito. Non staremo mai dalla parte di quelli che sono contenti di vivere come schiavi...

Quelli che celebrano le insurrezioni del passato, oggi condannano ogni impulso di violenza liberatrice, e questo succede sotto vari pretesti, come il fatto che viviamo in una "democrazia". Democrazia, tecnocrazia, dittatura, tutti i regimi politico-economici meritano di essere attaccati, non sono mai stati e non potranno mai essere oltre che l'espressione del potere di coercizione e di dominio di pochi sul resto.

Questa articolazione tra il potere centralizzato e il capitalismo è inerente a moderna società globalizzata, e pensare che è possibile distruggere il capitalismo senza, insieme, distruggere le strutture del potere statale è un'illusione che alcuni pariti di sinistra nutrono per sedurre gli animi, e quindi riceve più voti alle prossime elezioni. Sia il governo di sinistra che quello di destra, per loro, Guarani Kaiowá [popolo indigeno, ndt], varrà sempre meno dei benefici delle tonnellate di soia.

Se il governo presidenziale di Dilma ha scatenato la pulizia sociale, la legge anti-terrorismo ha fatto sempre più progressi e persecuzioni politiche contro gli anarchici, e oggi i militanti del Partito dei Lavoratori e del MST (Movimento Senza Terra), e l'intero partito "radicale" di sinistra sono diventati bersagli della persecuzione politica.

Se ultimamente ci siamo incontrati per le strade per combattere, non dimentichiamo le profonde differenze ideologiche e politiche che ci separano. Lo stesso vale se crediamo che dovremmo ripensare le strategie e tattiche di lotta in questo contesto corrente, è interessante che mettiamo in questione il ruolo/posizione che giochiamo sulla scacchiera regionale, nazionale (e internazionale) per non finire con l'essere uno dei pedoni usati per vincere la partita. La storia ha molto da insegnarci su questo...

Più che risposte, noi indichiamo le provocazioni per riflettere il panorama, e ad immaginare strategie e azioni che continuano a diffondere la guerra sociale.

Le ondate repressive contro coloro che lottano cercano di intimorire e paralizzare ogni tentativo di opporsi al sistema. Ed è esattamente ciò che non possiamo permettere che succeda. Cercheremo modi per continuare a lottare contro un sistema e un modo di vita che oltre a non soddisfarci come individui, basa i propri valori sul dominio e sullo sfruttamento di molti da parte di pochi.

Repressione, dominio e sfruttamento devono essere attaccati alle loro radici e in modo radicale. Non esistono metodi preconfezionati per questo, ci sono solo combinazioni di memoria storica e immaginazione creativa per inventare, pensare, per provare strategie di lotta in questo contesto sempre più avverso.

Possa questo piccolo messaggio, come una fiamma di rivolta, illuminare il cuore dei nostri compagni perseguitati...

Forza e solidarietà combattiva con gli anarchici colpiti dall'"Operazione Erebus"!

Con Guilherme Irish e Samuel Eggers presenti nella nostra memoria ribelle!

Viva l'anarchia!

Viva l'insurrezione!


(Tormentas de Fogo)


[1] Il 17 febbraio 2018, 12 famiglie Kaingang [popolo indigeno, ndt] a Passo Fundo sono state picchiate dai BOE (Battaglione di polizia operazioni speciali), mentre stavano occupando un'area di DNIT [dipartimento nazionale di infrastrutture dei trasporti, ndt.] esigendo la demarcazione delle loro terre: desacato.info, cimi.org

[2] anovademocracia.com.br, anovademocracia.com.br

[3] Su questo tema veder il film "Martírio", che riporta informazioni e legami interessanti tra le guardie di sicurezza private sulla fattoria, politici e i contadini.